di Stefano Bisi
Era scampato a un attentato dell’Unione comunisti combattenti ma trova la morte sull’Autostrada del Sole, nei pressi di Parma, il 2 ottobre 1996. Antonio Da Empoli era diventato deputato del Monte dei Paschi tre anni prima, il 7 gennaio del ‘93, nella fase in cui a Rocca Salimbeni entrava nel vivo il dibattito sulla trasformazione in società per azioni sotto la guida del presidente Giovanni Grottanelli de’ Santi. Con Da Empoli arrivano il comunista Silvano Andriani, voluto da Giorgio Napolitano, e Luigi Cappugi, della sinistra democristiana, mentre restano il vicepresidente Vittorio Mazzoni della Stella, socialista come Nilo Salvatici, il dc Alberto Brandani e il comunista Carlo Luigi Turchi che passa da sindaco revisore a deputato. Sono periodi turbolenti all’ombra di Sallustio Bandini e Da Empoli porta al Monte l’esperienza e le indicazioni del governo romano, perché era stato dal 1983 al 1987 capo del dipartimento affari economici della presidenza del consiglio dei Ministri e dal 1987 al 1992 capo del dipartimento del mezzogiorno sempre di palazzo Chigi. E’ socialista, stimato da Bettino Craxi e da Giuliano Amato. Scrivo di Antonio Da Empoli nel libro “Facce da Monte”, pubblicato da Betti Editrice, che sarà presentato mercoledi 27 maggio alle 17 alla Fondazione Paolo Murialdi in via Nizza 35 a Roma, dal segretario generale della stessa fondazione Giancarlo Tartaglia e dai giornalisti Michele Lembo e Carlo Marroni.
La morte di Antonio Da Empoli suscita molta commozione negli ambienti economici. Stava andando con la sua auto a Milano, assieme alla moglie, quando il veicolo invade la corsia opposta e si cappotta nei campi; ben presto le condizioni del consigliere di amministrazione della banca appaiono molto gravi. Subito soccorso è trasportato nel reparto di rianimazione dell’ospedale parmense, dove muore per le gravi ferite alla testa e in tutto il corpo. Aveva 57 anni. Ricopriva vari incarichi nel gruppo Monte dei Paschi: presidente della Monte paschi Suisse di Ginevra e della Montepaschi fiduciaria, oltre che consigliere della Banca Toscana, della Montepaschi Belgio, della Montepaschi Banque di Parigi e della Simest di Roma.
Prima di tornare a Roma per incarichi voluti dal governo era stato primo segretario della rappresentanza italiana all’Ocse di Parigi dal 1970 al 1977 e dal 1978 al 1983 membro del gabinetto del commissario per le politiche regionali della Commissione Cee di Bruxelles. Chi lo ha conosciuto negli anni montepaschini lo ricorda per il carattere molto equilibrato con cui affrontava il suo delicato impegno al vertice dell’istituto e anche nei momenti più infuocati del dibattito interno riusciva a mantenersi misurato.


