lunedì, Settembre 14, 2026
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Chiude Sanident a Napoli: centinaia di pazienti senza cure e senza rimborsi

Lo scandalo del centro odontoiatrico Sanident di Napoli si sta trasformando in una vicenda sempre più grave, con decine di pazienti lasciati senza cure e senza risposte. La struttura di via Benedetto Brin ha improvvisamente interrotto le attività a partire da marzo, quando numerosi appuntamenti sono stati rinviati con la motivazione di presunti lavori di manutenzione. Alla data annunciata per la riapertura, però, i pazienti hanno trovato i cancelli chiusi e l’insegna rimossa, scoprendo che il centro era stato chiuso per morosità.

Secondo quanto emerso dalle testimonianze, circa centocinquanta persone sarebbero rimaste coinvolte, molte delle quali con trattamenti odontoiatrici già iniziati e mai completati. La situazione appare particolarmente delicata per chi aveva affrontato interventi invasivi, ritrovandosi oggi con danni fisici evidenti e senza la possibilità immediata di proseguire le cure. A questo si aggiunge il peso economico: molti pazienti avevano infatti già versato somme consistenti, spesso attraverso finanziamenti ancora in corso di pagamento.

Il caso ha attirato l’attenzione del deputato Francesco Emilio Borrelli, che ha raccolto numerose segnalazioni e si è recato sul posto per incontrare i cittadini coinvolti. Durante una protesta organizzata davanti alla struttura, alcuni pazienti hanno raccontato episodi drammatici, tra cui interventi interrotti e condizioni cliniche peggiorate. La tensione è stata tale che una persona ha accusato un malore, rendendo necessario l’intervento dei soccorsi.

Le storie raccolte delineano un quadro di forte disagio sociale oltre che sanitario. C’è chi riferisce di non uscire più di casa per la vergogna legata ai danni subiti, mentre altri denunciano di non riuscire nemmeno a mangiare normalmente. Particolarmente toccante il racconto di un giovane paziente rimasto segnato dalla vicenda, simbolo di una situazione che ha colpito trasversalmente diverse fasce d’età.

Secondo le prime ricostruzioni, la società proprietaria del centro – con sede a Milano – avrebbe adottato comportamenti simili anche in altre città italiane, lasciando ipotizzare un sistema più ampio e strutturato. Intanto cresce la richiesta di chiarezza e giustizia da parte dei pazienti, che chiedono il blocco dei finanziamenti attivati e il riconoscimento dei danni subiti.

La vicenda solleva interrogativi urgenti sui controlli nel settore sanitario privato e sulla tutela dei consumatori, evidenziando come situazioni di questo tipo possano avere conseguenze profonde non solo sulla salute fisica, ma anche sulla dignità e sulla vita quotidiana delle persone coinvolte.

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