Un ricordo che non si affievolisce con il tempo, ma resta impresso nella memoria collettiva della città. A Napoli, il 26 aprile segna una delle pagine più dolorose per la comunità collinare: la tragedia del Melarancio, avvenuta nel 1983.
A richiamare l’attenzione su quella drammatica ricorrenza è Gennaro Capodanno, che sottolinea come “la memoria di quei giovani studenti sia sempre viva nel quartiere e nei cuori di tutti”.
L’incidente nella galleria
Quel giorno, undici studenti della scuola media statale Scuola Eduardo Nicolardi, situata nel quartiere Arenella, persero la vita mentre partecipavano a una gita scolastica.
Il pullman su cui viaggiavano, con a bordo 48 ragazzi e tre docenti accompagnatori, stava attraversando la Galleria del Melarancio lungo l’Autostrada A1. In quel tratto, a causa di lavori in corso, la circolazione era regolata su un’unica corsia.
Fu in quel contesto che si verificò il tragico impatto: mentre il bus imboccava la galleria, sopraggiungeva in senso opposto un autoarticolato che trasportava un pesante tubo. Lo scontro tra i due mezzi si rivelò fatale.
Una ferita mai rimarginata
La tragedia sconvolse profondamente l’intera città e in particolare l’area collinare del Vomero e dell’Arenella, da cui provenivano molti degli studenti.
“Quelle vite spezzate – ricorda Capodanno – rappresentano una ferita ancora aperta. La tristezza per quanto accaduto non si è mai spenta”.
Il ricordo degli “undici fiori”
A testimonianza di quella tragedia, nel quartiere sono stati dedicati una strada e una lapide commemorativa, simboli di una memoria che resiste al tempo. Gli undici studenti vengono ancora oggi ricordati come gli “undici fiori del Melarancio”, espressione che racchiude il dolore e l’innocenza di quelle giovani vite.
A distanza di 43 anni, Napoli continua a fermarsi per ricordare. Non solo un incidente, ma una tragedia che ha segnato generazioni e che resta scolpita nella storia della città.


