Nel panorama editoriale contemporaneo emergono sempre più voci giovani capaci di fondere immaginazione, cultura pop e riflessione sul presente. Tra queste si distingue Giacomo Santoro, autore che ha scelto di esplorare territori narrativi originali, muovendosi tra fantascienza, universi paralleli e simboli iconici dell’immaginario collettivo.
Con il suo libro Il multiverso di Godzilla, Santoro propone una visione personale e creativa di un mito globale, reinterpretandolo attraverso una lente moderna che parla soprattutto alle nuove generazioni di lettori. Un’opera che nasce dalla passione per la scrittura, dalla curiosità intellettuale e dal desiderio di raccontare mondi alternativi capaci di dialogare con la realtà.
Per Il Nuovo GDN abbiamo incontrato l’autore per ripercorrere il suo percorso, approfondire le origini della sua ispirazione e guardare ai suoi progetti futuri, in un’intervista che mette al centro la scrittura come strumento di espressione, crescita e visione del mondo.
Intervista a Giacomo Santoro
(autore de “Il multiverso di Godzilla – La guerra degli Eterni”)
- Ciao Giacomo! Prima di tutto raccontaci di te: quando hai capito che la scrittura sarebbe diventata una parte importante della tua vita?
Sapevo che lo sarebbe diventato perché io sono un ragazzo molto fantasioso e fin da piccolo mi hanno detto che per scrivere un libro c’è bisogno di tanta fantasia (e io ce ne ho), quindi con questa opportunità potevo raccontare alla popolazione le mie storie più strampalate.
- Hai iniziato a leggere da molto giovane — quali sono i libri o autori che ti hanno formato come lettore e come scrittore?
Dovete sapere che il mio scrittore preferito è Stephen King, infatti, prima di scrivere il mio primo libro, scrivevo sul mio computer delle brevi storie dell’orrore ispirate dai suoi romanzi. Poi, ho iniziato a recuperarmi i libri della saga di “Harry Potter” e de “Il Signore degli Anelli” che anch’essi mi hanno ispirato a scrivere delle storie fantasy, tra cui “Il Multiverso di Godzilla” che è anche il racconto che ha avuto più successo.
- Il tuo libro “Il multiverso di Godzilla” mescola fantasia e universi paralleli. Da dove nasce l’idea di un multiverso legato a un personaggio iconico come Godzilla?
Un giorno, stavo vedendo su Internet una clip proveniente dal film “Spiderman: Un nuovo Universo” che parlava del concetto del multiverso, che mi ha subito interessato. Dopo aver finito di vedere quella clip, alzai lo sguardo e vidi su una mensola della mia stanza, un’action figure di Godzilla, che subito mi ha fatto ripensare al concetto del multiverso; il mio ragionamento fu questo: “Il multiverso, è un universo che raggruppa tante versioni, provenienti da tanti universi paralleli, di un singolo personaggio… Spiderman ha tante versioni di se stesso e la stessa cosa anche Godzilla… Perché non fare un libro che racconta le vicende di Godzilla e del suo universo composto da… Tanti se stessi?”
- Quanto della tua esperienza personale o del tuo modo di vedere il mondo c’è in questa storia?
Sinceramente, della mia esperienza personale nel mio libro ce n’è ben poca… Però, del mio modo di vedere le cose sì. Sicuramente, sono conscio del fatto che la guerra sia sbagliata (lo so, è un’affermazione banale) perché noi studiamo storia per comprendere, oltre alle altre cose, tutti i danni che tutte le guerre della storia dell’umanità hanno causato, prendiamo ad esempio la Prima e la Seconda Guerra Mondiale. Ma di recente si sta dando per scontato il passato e commettendo gli stessi errori che hanno portato allo scoppio delle due guerre precedenti e non si saprà mai se questo continuerà per sempre (spero proprio di no).
- Hai scelto un titolo piuttosto evocativo. Quanto è stata importante la scelta del titolo nella costruzione dell’opera?
In realtà, la scelta del titolo non è stata molto difficile… Mi è servito scrivere in sommi capi l’argomento che avrebbe trattato la storia. Per quanto riguarda il sottotitolo: “La Guerra degli Eterni” avevo pensato ad un titolo oltre il titolo che potesse preannunciare un futuro conflitto tra Godzilla e i suoi sosia (questo però lo scoprirete solo leggendo i miei prossimi libri).
- Cosa ti ha colpito di più nel passaggio dalla scrittura a mano alla scrittura digitale?
Non mi ha colpito per niente perché io da subito ho iniziato a scrivere le mie prime storie sul Microsoft Word del mio computer, perché, sinceramente, mi annoiavo a scrivere tutto a mano (pensa che torci polso)… Mentre l’utilizzo di una tastiera mi è sempre stato più utile e maneggevole.
- Se potessi immaginare un sequel o un’espansione del “multiverso”, quali nuove piste narrative vorresti esplorare?
Questo lo scoprirete solo leggendo i miei prossimi libri.
- Quanto la tua famiglia e il tuo ambiente quotidiano hanno influito sul tuo stile narrativo e sulla tua ispirazione?
Mia madre di solito mi leggeva le favole/fiabe classiche e quelle della buona notte, mentre mio padre mi ha aperto ad un mondo della letteratura più matura. Non so dire quanto mi possano aver influenzato i miei genitori, ma una cosa è certa… Mi hanno fatto appassionare al mondo della lettura e della scrittura.
- Se potessi dare un consiglio a un giovane lettore che sogna di scrivere un libro, cosa gli diresti?
LEGGERE. Il consiglio che potrei (anzi, DOVREI) dare è: “LEGGERE” e sperimentare la fantasia, un po’ come ho fatto io.
- Oggigiorno esistono cartaceo, ebook e audiolibri. Come pensi che si evolverà il rapporto tra lettura e tecnologia?
Un’idea molto “tecnologica” che mi è venuta in mente leggendo questa domanda è quella di creare dei libri cartacei con un pulsante situato alla primissima pagina di essi in grado di riprodurre l’audio del racconto. In sintesi: un’unione tra libro cartaceo e audiolibro.
- Infine, quali progetti letterari o idee creative hai per i prossimi anni?
Dovete sapere che io non sono molto ferrato nel fare dei racconti lunghi a mo’ di romanzo, ma piccole storie… Magari potrei fare una raccolta di storie dell’orrore/fantasy o fare tanti piccoli volumi della storia di Godzilla e del suo multiverso. Ma questo, ovviamente, lo scoprirete presto.


