mercoledì, Febbraio 11, 2026
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Vini dealcolati: mero trend o grande rivoluzione del mercato enologico?

Vendita e consumo di alcolici in relazione alle preferenze delle nuove generazioni

Consideriamo il mercato globale del vino. Consideriamo che una fetta importante di questo mercato è costituito dall’Italia, tra esportazioni, rafforzamento del settore enoturistico, e produzione di vino biologico. Consideriamo ora le nuove generazioni e come il rapporto tra queste e il consumo di bevande alcoliche sia cambiato: infatti i giovani, seppur gradiscono il consumo di vino, oggi lo legano alla convivialità, alla socialità, cercano un racconto, e sono più consapevoli e attenti alla qualità e alla salute, prediligendo anche vini low/no alcol.

A fine dicembre 2025 in Italia è stato approvato un decreto interministeriale tra il  Ministero dell’Agricoltura (MESAF) e il Ministero dell’Economia (MEF), con il quale viene ufficializzata la produzione di vini dealcolati e parzialmente dealcolati sul suolo nazionale. Si tratta di una grande svolta, considerando che ora l’Italia è al passo con il resto dell’Europa attraverso una regolamentazione nuova e mirata per un settore sempre più in crescita. Prima di tale decreto, infatti, le aziende italiane che hanno visto del potenziale in questi “nuovi vini” e decidevano di produrre vino low alcol, erano costrette a delocalizzare la produzione, spedendo il proprio vino in Germania o Spagna per sottoporlo ai processi di estrazione dell’alcol, per poi reimporlo sul mercato.

Da qui è importante chiarire i parametri con i quali viene prodotto il “vino zero gradi” o dealcolato, tanto che il governo, nelle linee guida che regola la produzione di questi vini, ha scelto di salvaguardare e preservare i vini DOP e IGP, che non potranno in nessun modo essere sottoporti al processo di dealcolizzazione.

Ma in che modo si ottiene un vino dealcolato, che per definizione possiede una gradazione alcolica inferiore allo 0,5%?
Sicuramente è importante che le caratteristiche sensoriali del vino, rimuovendo l’alcol, non risultino alterate, per tale motivo è vietato l’uso di additivi chimici, acqua o aromi esterni. La dealcolizzazione può avvenire solo tramite tecniche fisiche come la distillazione sottovuoto, dove il vino scorre su coni rotanti e fissi, creando uno strato sottile che permette la distillazione dell’etanolo a basse temperature, oppure l’osmosi inversa, con la quale, attraverso un processo di filtrazione, l’acqua e l’alcol vengono separati dal resto dei componenti del vino, o l’evaporazione sottovuoto, ossia un processo termico che rimuove l’alcol tramite evaporazione a pressione ridotta.

Il commento da parte di FEDERVINI non si è fatto attendere: “La sigla del Decreto rappresenta un passo significativo per il settore vitivinicolo italiano, perché offre certezze normative su un segmento in evoluzione, capace di rispondere alle mutate esigenze di consumatori in particolare sui mercati esteri – commenta Gabriele Castelli, Direttore Generale di Federvini – (…) Questo quadro chiaro consente agli operatori di pianificare con maggiore sicurezza lo sviluppo di prodotti innovativi, mantenendo al contempo la qualità e l’identità della nostra produzione vitivinicola (…)”

L’Italia, pur essendo l’ultimo grande produttore europeo a regolarizzare il settore, ha buone possibilità di prendersi una grande fetta di mercato, facendo leva sulla qualità della materia, che rimane, anche senza alcol, il cuore pulsante del “Made in Italy”.

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