sabato, Febbraio 28, 2026
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Ritarda la dichiarazione di nascita per il cognome del padre: madre denunciata

MASSA DI SOMMA (Napoli) – Un bambino nasce a fine gennaio, ma per lo Stato non esiste. È quanto emerso nelle ultime settimane grazie a un controllo incrociato tra sanitari e forze dell’ordine che ha portato alla denuncia di una donna di 38 anni per soppressione di stato.

La vicenda prende avvio nella notte del 25 gennaio, quando la donna partorisce nella clinica “Casa di Cura Nostra Signora di Lourdes”. Il piccolo viene alla luce senza complicazioni, madre e figlio stanno bene e la nascita viene festeggiata con parenti e amici tra dolci, brindisi e il tradizionale fiocco azzurro.

A distanza di alcune settimane, però, qualcosa non torna. Dagli archivi anagrafici risulta che la donna – residente a Marano di Napoli ma domiciliata a San Giovanni a Teduccio – sia ancora ufficialmente nubile e senza figli. Un’anomalia che fa scattare gli accertamenti dei carabinieri della Stazione di San Sebastiano al Vesuvio.

I militari raggiungono l’abitazione temendo un caso più grave, ma trovano madre e neonato in buone condizioni di salute. Il motivo del mancato adempimento emerge subito.

Il compagno della donna, nato nel 1991, si trova detenuto nel carcere di Carcere di Secondigliano. Non essendo i due sposati, per il riconoscimento del figlio e l’attribuzione del cognome paterno è necessaria la presenza di entrambi i genitori.

Quando la 38enne si presenta in Comune per la dichiarazione di nascita, comprende che senza il padre il bambino rischia di non poter portare subito il suo cognome. Secondo quanto ricostruito, avrebbe quindi deciso di attendere la scarcerazione del compagno, prevista per il 27 marzo, confidando di poter regolarizzare la posizione in un secondo momento.

La normativa stabilisce che la dichiarazione di nascita debba essere resa entro dieci giorni presso il Comune dove è avvenuto il parto, oppure entro tre giorni direttamente presso la direzione sanitaria della struttura ospedaliera. Il mancato rispetto dei termini può configurare il reato di soppressione di stato.

Proprio per questa scelta di rinviare l’adempimento, ritenuta non conforme alla legge, i carabinieri hanno denunciato la donna all’autorità giudiziaria.

La situazione amministrativa dovrebbe essere sanata nei prossimi giorni, consentendo al piccolo di ottenere regolare registrazione anagrafica e, se ne ricorreranno le condizioni, anche il cognome del padre. Una storia nata dal desiderio di rispettare una tradizione familiare, ma che si è trasformata in un caso giudiziario.

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