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Pompei, scoperte tracce di resine dall’Africa e dall’Asia

Sacrifici prima della catastrofe: cosa bruciava negli altari domestici di Pompei

Pompei – A quasi duemila anni dall’eruzione del Monte Vesuvio del 79 d.C., nuove analisi scientifiche riportano alla luce dettagli sorprendenti sulla vita quotidiana e religiosa degli antichi pompeiani. Uno studio pubblicato sulla rivista Antiquity. A Review of World Archaeology rivela cosa veniva realmente bruciato nei bruciaprofumi degli altari domestici della città.

Grazie alle eccezionali condizioni di conservazione offerte dalla tragedia che colpì Pompei durante l’eruzione del 79 d.C., gli archeologi hanno potuto analizzare persino le ceneri rimaste nei piccoli bracieri rituali utilizzati per le offerte alle divinità.

Il team internazionale di ricercatori – proveniente dalle università di Zurigo, Monaco di Baviera, Bonn, Kiel e Dublino – ha esaminato i residui di due bruciaprofumi, uno rinvenuto a Pompei e l’altro in una villa di Boscoreale.

I risultati mostrano una sorprendente varietà di sostanze: accanto a piante locali, sono state identificate resine aromatiche provenienti da regioni tropicali dell’Africa e dell’Asia. Una scoperta che testimonia l’esistenza di rotte commerciali ben sviluppate e di una società già fortemente connessa a livello globale.

«Possiamo finalmente dimostrare quali profumi venivano realmente bruciati nel culto domestico pompeiano», spiega Johannes Eber dell’Università di Zurigo, coordinatore dello studio.

Le analisi biomolecolari hanno inoltre rilevato la presenza di un derivato dell’uva in uno dei bruciaprofumi, probabilmente legato all’uso del vino nei rituali religiosi. Un dato coerente con le rappresentazioni artistiche e le fonti scritte dell’epoca romana.

Questa integrazione tra archeologia e scienze di laboratorio consente di ricostruire con maggiore precisione i gesti quotidiani e le pratiche spirituali degli antichi abitanti.

Lo studio, condotto in collaborazione con il Parco Archeologico di Pompei, conferma che Pompei non era una realtà isolata, ma un centro inserito in una vasta rete commerciale internazionale.

«Grazie all’integrazione con altre scienze possiamo ancora scoprire tanto sulla vita nella città antica», ha sottolineato il direttore Gabriel Zuchtriegel.

Dalle ceneri degli altari domestici emerge dunque un quadro vivido: profumi locali mescolati a essenze esotiche, rituali quotidiani e scambi commerciali che attraversavano continenti. Un mondo antico che, grazie alla ricerca moderna, continua a raccontare nuove storie.

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