sabato, Marzo 28, 2026
spot_img
HomeFood e WinePasqua a Napoli, il menu degustazione di Amiro

Pasqua a Napoli, il menu degustazione di Amiro

Amiro reinterpreta la tradizione pasquale

A Napoli la Pasqua passa anche dalla tavola, dai sapori familiari e da quei piatti che raccontano una memoria collettiva fatta di ingredienti simbolici, ricette tramandate e piccoli rituali domestici. È proprio da questa eredità gastronomica che prende forma il nuovo menu degustazione di Pasqua di Amiro, il ristorante di via Medina 19, che per l’occasione propone un percorso in cinque portate capace di tenere insieme identità partenopea e visione contemporanea. Un progetto culinario che non cerca la provocazione, ma una rilettura coerente e misurata della cucina pasquale napoletana, partendo da elementi iconici come il carciofo, la ricotta, il maialino, il grano e le nespole.

A firmare il percorso è lo chef Gian Luca Cicco, che sceglie di lavorare sulla memoria del gusto senza irrigidirla nella nostalgia. Il risultato è un’esperienza gastronomica costruita su contrasti, consistenze e contaminazioni ben dosate, in cui la tradizione non viene imitata, ma rimessa in circolo. La proposta si inserisce in un momento dell’anno in cui la cucina locale torna al centro del vissuto cittadino, trasformandosi in un linguaggio capace di parlare sia ai napoletani sia a chi sceglie la città per le festività. In questo contesto, Amiro si presenta come uno spazio dove la cucina diventa racconto, con una proposta che mette al centro il senso dell’ospitalità e il valore di un’identità gastronomica che continua a evolversi senza perdere le proprie radici.

Il menu si apre con un mini bun di pulled meat accompagnato da maionese e iceberg, pensato per introdurre fin dal primo assaggio l’idea di una cucina che parte da sapori riconoscibili e li conduce verso nuove suggestioni.

Tra carciofi, pastiera e primi di casa

Nel cuore del percorso degustazione emergono i piatti che più raccontano il legame con la Pasqua napoletana. Il dialogo tra carciofo e topinambur è uno dei passaggi più interessanti del menu: il primo viene lavorato ispirandosi al carciofo alla giudia, mentre il secondo viene cotto a bassa temperatura e poi piastrato per creare un gioco di consistenze, completato da una salsa al rafano su fondo bruno. È una costruzione che tiene insieme tecnica e memoria, con una lettura personale ma mai distante dal gusto.

A riportare il menu su un terreno profondamente identitario è poi il rigatone con o ruot’ o furn, omaggio diretto alla pasta al forno napoletana. Qui non c’è volontà di rivoluzionare, ma di restituire al piatto il valore di una centralità domestica e culturale. Il secondo, invece, punta sul maialino con nespole alla brace e doppia consistenza di carote, in un equilibrio tra dolcezza, struttura e profondità aromatica. La chiusura è affidata a una pastiera scomposta, costruita su un cremoso di ricotta e una granella croccante che richiama il dolce simbolo della Pasqua partenopea in una forma più essenziale e attuale.

A dare ulteriore coerenza al progetto è la visione di Alessia Bisaccio, che guida Amiro con un’idea precisa di cucina: non rincorrere l’effetto, ma costruire un’esperienza riconoscibile, autentica e capace di parlare attraverso il piatto. In un panorama cittadino sempre più attento alla qualità dell’offerta gastronomica, Amiro sceglie così di raccontare Napoli partendo da ciò che arriva in tavola: non un esercizio di stile, ma un gesto di identità.

ALTRI ARTICOLI
- Advertisment -spot_img

ULTIMI ARTICOLI