martedì, Febbraio 17, 2026
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“Lurdes”, di Fortunato Calvino

la voce di Napoli che per prima ha raccontato il dramma della pandemia tra le mura di casa

Intervista all’attore, regista e autore Mario Mauro.

C’è un’immagine che resterà impressa nella memoria collettiva del periodo più buio della pandemia: quella di famiglie intere costrette alla convivenza forzata, in un silenzioso e talvolta feroce “gioco al massacro” consumato lontano dai riflettori. È proprio questa la ferita che Fortunato Calvino ha scelto di indagare in *Lurdes*, un testo scritto nel giugno del 2020 che ha il merito storico di essere uno dei primi lavori teatrali a confrontarsi con la tematica COVID-19, andando oltre l’emergenza sanitaria per esplorarne il lato profondamente umano .

Ambientato tra le mura di una casa popolare di Napoli, *Lurdes* non è un racconto sulla malattia, ma sulle sue conseguenze emotive e relazionali. Protagonista è Lurdes, una donna del popolo, moglie e madre, che si trova improvvisamente a dover gestire non solo la paura del virus, ma anche le “fisème” (le fisime, le ossessioni) del marito Vincenzo e le tensioni con i figli .

In questa clausura forzata, il dramma familiare si trasforma in una lente d’ingrandimento su tutte le contraddizioni del lockdown. “Non è solo la fine del mondo in quanto tale a far paura – sembra suggerire Calvino – ma piuttosto quella silenziosa, quotidiana, che si consuma dentro le mura di casa”. Le parole che mancano, i legami che scricchiolano, le avversità che aumentano: tutto concorre a creare un ritratto impietoso e vero di un’umanità messa alla prova.

Il grande pregio di Lurdes è la sua capacità di trasformare il dramma in farsa, senza mai perdere di vista la gravità del momento. Il racconto assume gradualmente un tono grottesco, in cui il sarcasmo diventa l’arma per capovolgere la drammaticità. È il ritratto di un popolo, quello napoletano, che davanti all’abisso reagisce con l’ironia feroce e tagliente. Si ride, ma a denti stretti, delle paranoie del marito, dei conflitti generazionali, dell’assurdità di un nemico invisibile che costringe a vedere ciò che forse era meglio ignorare: la fragilità dei propri affetti .

Uno degli elementi più affascinanti e originali dell’opera nella sua messa in scena al Teatro Cortese è, nonostante la protagonista sia una donna, il ruolo di Lurdes interpretato da Mario Mauro . Questa scelta registica, supportata dalle musiche di Davide Mauro, non è un semplice espediente, ma un atto di profonda significazione.

L’interpretazione di Mario Mauro permette a Lurdes di trasfigurarsi, diventando la simbolica “voce” di un’intera umanità. Non è più solo una casalinga napoletana, ma il ritratto corale di chiunque abbia vissuto lo spaesamento e la paura di quei mesi. La sua femminilità sul palco è apparente; nella sostanza, diventa il ricettacolo di tutte le debolezze, le paure e le contraddizioni di un mondo che si era fermato.

Chi è Mario Mauro

Mario Mauro è un attore, regista e autore teatrale napoletano con una solida e lunga formazione nel campo delle arti sceniche, iniziata nei primi anni ’80 sotto la guida di maestri come Raffaele Catalano, Renato Carpentieri e Michele del Grosso. La sua preparazione spazia dalla recitazione al mimo, dalla dizione al canto, approfondita attraverso numerosi corsi di perfezionamento con importanti figure del teatro italiano come Andrea Renzi, Vittorio Lucariello e Antonella Monetti.

La sua carriera professionale, che si estende dagli anni ’70 ad oggi, è caratterizzata da una intensa attività sia come interprete sia come regista e ideatore di progetti. Tra i suoi lavori più recenti spicca la direzione e interpretazione di adattamenti teatrali di opere letterarie come “Novecento” di Alessandro Baricco (2024-2025) e “L’Inferno… (sei pezzi infernali)” di Roberto Russo (2022-2023). Ha inoltre portato in scena con successo classici napoletani, come “Dolore sotto chiave” di Eduardo De Filippo.

Mauro vanta una vasta esperienza in molteplici generi: dal one-man show (come *”Ho appeso la lingua al chiodo”*, 2016) a rivisitazioni di autori come Shakespeare, Čechov e Ibsen, fino a reading poetici e partecipazioni a eventi culturali di prestigio a Napoli e in Campania. È stato per oltre un decennio la voce recitante dell’Associazione Musicale “Musicu*s”, esibendosi in melodrammi, operette e nel repertorio classico napoletano.

La sua presenza sul palco è accompagnata da sporadiche ma significative esperienze televisive (come *”La squadra”* su Rai 3) e cinematografiche.

Artista poliedrico e radicato nel tessuto culturale napoletano, Mario Mauro unisce una tecnica affinata da decenni di studio a una continua ricerca espressiva, dedicandosi sia alla tradizione teatrale sia a sperimentazioni e adattamenti di opere contemporanee.

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