Tra memoria viva, progetto incompiuto e comunità in attesa
A Marcianise, il nome di Don Mimì Dragone non è un ricordo sbiadito. Non è una figura da commemorare una volta l’anno: è una presenza viva, percepibile tra le navate del Santuario e nelle strade della città.
Quasi quattro anni dopo la sua scomparsa, però, ciò che pesa non è solo l’assenza. A scuotere la comunità è un sogno rimasto sospeso: l’opera del commiato, un progetto voluto dal popolo e avviato dall’amato parroco, oggi resta ferma, come un cantiere congelato nel tempo.
L’opera del commiato non era un capriccio. Nasceva da una reale necessità: offrire alla comunità un luogo dignitoso per l’ultimo saluto, un servizio che fino ad allora mancava. Don Mimì lo aveva progettato con cura, ascoltando le richieste del popolo.
L’opera voleva anche rendere omaggio a Monsignor Raffaele Nogaro, simbolo di continuità tra due pastori che avevano condiviso la stessa visione di una Chiesa vicina, umana e sociale. Il progetto era approvato, avviato e certificato dagli atti comunali: pronto a diventare realtà, non modificabile.
Oggi quell’opera è solo uno scheletro. Non mancano fondi, né ci sono problemi burocratici o tecnici. Il progetto resta bloccato perché il nuovo parroco – tra silenzi, rinvii e scuse – non ha dato seguito a ciò che Don Mimì aveva iniziato.
Questo immobilismo pesa: pesa perché riguarda un impegno preso davanti alla comunità, e perché mentre si raccolgono offerte per il rifacimento del Santuario, nessuno sembra voler affrontare la domanda che tutti si pongono: quando verrà completata l’eredità concreta di Don Mimì Dragone?
La comunità guarda al futuro con speranza. Chiede che il sogno di Don Mimì non resti sospeso nel tempo, ma trovi finalmente compimento. L’appello è rivolto al Vescovo Mons. Pietro Lagnese, al Cardinale Domenico Battaglia e alle istituzioni: non lasciate nel cassetto l’eredità più tangibile di un pastore che ha dedicato la vita a Marcianise.


