Festoni, maschere, coriandoli e carri: questo e molto altro nel Carnevale napoletano. Ma come si era soliti festeggiare questo grande evento tra le strade di Napoli qualche secolo fa?
La risposta alla nostra domanda si può trovare ne Il Carnevale napoletano (Newton Compton, Roma 1997) di Domenico Scafoglio.
Nel suo interessante volume sulle tradizioni e la storia del Carnevale napoletano, il Professore ordinario di Antropologia culturale, Domenico Scafoglio, analizza quella che è stata l’evoluzione storica di questa festa tanto amata concentrandosi soprattutto tra il XVI e il XIX secolo.
Tra il 1763 e il 1764 in particolare, Napoli fu protagonista di uno dei periodi di carestia più gravi della storia, con un conseguente aumento dei prezzi dei beni di primaria necessità. La povertà diffusa e la malnutrizione sfociarono anche nella diffusione di malattie, per cui la mortalità toccò punte altissime e catastrofiche nella nostra città, così come in tutto il Mezzogiorno.
La mancanza di cibo, il calo demografico, la sfiducia nel futuro e nel governo alimentarono un certo malcontento nella popolazione, che sfociò in tumulti in più zone dell’allora Regno di Napoli.
In occasione del Carnevale, come da tradizione dei Borbone, vennero allestite le Cuccagne in Piazza del Popolo (oggi Piazza del Plebiscito), grandi installazioni colme di cibo, che venivano “saccheggiate” dal popolo che acquisiva così cibo, godendo di un breve momento di abbondanza in occasione della festa.
Nel 1764 però le cose non andarono esattamente come previsto e il saccheggio simbolico si trasformò in un vero e proprio furto che andò a precedere la sfarzosa manifestazione annuale. Carestia ed epidemie avevano ridotto i cittadini allo sfinimento e quell’occasione era stata ritenuta troppo ghiotta per essere lasciata andare. L’approvvigionamento abusivo però diede il via anche a scontri e alla repressione militare.
L’illusione della Cuccagna – nota come luogo immaginario ricco di ogni bene – doveva placare gli animi facendo dimenticare i problemi socio-economici e politici del Regno. Il dono del Re quell’anno però non bastò a riportare la quiete in un luogo devastato dalla sofferenza.


