mercoledì, Febbraio 18, 2026
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IL COSTO DELLA MIGRAZIONE SANITARIA IN CAMPANIA

Il saldo migratorio sanitario negativo della Campania riduce le risorse disponibili per i servizi sanitari essenziali. Dal 2019 al 2025 questa perdita è stata pari a quasi 2 miliardi di euro.

Nella seduta del 19 dicembre il Cipess (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica e lo Sviluppo Sostenibile) ha approvato il riparto tra Regioni e Province Autonome delle risorse del Fondo Sanitario Nazionale per il 2025 ammontanti a 136 miliardi di euro di cui 130,7 miliardi di euro destinati al cosidetto “Fabbisogno Indistinto” per garantire i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA).

I LEA sono le prestazioni, i servizi e le attività che il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) italiano assicura a tutti i cittadini, gratuitamente o con ticket, su tutto il territorio.

Anche nel 2025 sono stati usati i nuovi criteri di ripartizione approvati nel 2022 che tengono conto anche del tasso di mortalità sotto i 75 anni e del coefficiente di deprivazione (che considera a sua volta la percentuale di povertà relativa individuale, i livelli di ridotta scolarizzazione ed il tasso di disoccupazione). I fondi destinati al Mezzogiorno nel 2025 sono aumentati di circa 229 milioni di euro rispetto al 2024.   

Secondo le elaborazioni dell’Anci Campania (cfr. articolo dello scorso 16 febbraio del Coordinatore del Dipartimento Salute, Sanità e Assistenza di Prossimità dell’Anci Antonio Salvatore), le risorse assegnate alla Campania per il Fabbisogno Indistinto sono 12.117 milioni di euro (il 9,3% del totale) ma da queste dovranno essere decurtati 314 milioni di euro per la mobilità sanitaria negativa della nostra regione.

ll saldo migratorio sanitario è la differenza tra il numero di pazienti che si recano a curare in una determinata regione o territorio (immigrazione sanitaria) e il numero di pazienti che lasciano la propria regione di residenza per curarsi altrove (emigrazione sanitaria). Per la Campania anche nel 2025 il saldo è stato negativo poiché l’emigrazione sanitaria eccede l’immigrazione sanitaria.

La migrazione sanitaria riduce le risorse per le regioni con saldo negativo come la Campania poiché il riparto del FSN prevede un meccanismo di riequilibrio finanziario (mobilità interregionale) per cui la Regione che fornisce prestazioni a pazienti extraresidenti viene compensata dalla Regione di provenienza dei pazienti stessi.

Dal 2019 al 2025, secondo la rielaborazione dell’Anci Campania (cfr. grafico sottostante estratto dall’articolo dell’ANCI citato), la perdita netta di risorse finanziarie da mobilità sanitaria per la Campania è stata pari a 1.945 milioni di euro.

Le regioni che assorbono la quota maggiore dei trasferimenti di risorse per la migrazione sanitaria sono Lombardia, Emilia Romagna, Veneto e Toscana mentre la Campania, Calabria e Puglia sono le regioni più colpite dalla migrazione sanitaria.

Sebbene le risorse totali assegnate alla Campania per garantire i LEA siano aumentate dal 2019 al 2025 (da 10,3 a 12,1 miliardi) la quota procapite, cioè per residente, è ancora inferiore alla media nazionale: nel 2025, 2.166 euro in Campania rispetto a 2.218 euro in Italia per una perdita totale di risorse annue di circa 290 milioni di euro.

I dati sono chiari: da un lato, il saldo migratorio sanitario riduce le risorse disponibili per la sanità campana mentre dall’altro, nonostante i nuovi criteri di ripartizione, permangono differenze nei livelli procapite di dotazione finanziaria tra la Campania e la media italiana.

Secondo l’ANCI ed altri osservatori, occorre intervenire sui criteri di riparto del FSN che dovrebbero basarsi sui fabbisogni effettivi e, nel contempo, sulle regole della mobilità sanitaria che generano oggi un trasferimento di risorse tra regioni e, quindi, un ampliamento di forbice nella dotazione finanziaria sanitaria tra le aree del Mezzogiorno e le restanti del paese.

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