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Grande Oriente d’Italia, il Tribunale ferma le elezioni: si riapre la disputa sulla guida dell’Ordine

ROMA – Nuovo capitolo nella lunga controversia che coinvolge il Grande Oriente d’Italia, la principale obbedienza massonica italiana. Con un provvedimento emesso il 27 maggio 2026, il Tribunale civile di Roma ha disposto la sospensione delle delibere approvate dalla Gran Loggia straordinaria del marzo scorso e dei successivi decreti emanati dal Gran Maestro Antonio Seminario, bloccando di fatto le elezioni fissate per il 31 maggio.

La decisione del giudice Maurizio Manzi interrompe il percorso avviato dagli organi dirigenti del GOI per arrivare a una nuova consultazione elettorale e mantiene aperta una vicenda che trae origine dalle contestate elezioni del marzo 2024.

Le elezioni contestate del 2024

Il confronto per la carica di Gran Maestro aveva visto competere Leo Taroni, Antonio Seminario e Pasquale La Pesa. Al termine dello scrutinio effettuato dagli uffici elettorali territoriali, Taroni risultava in vantaggio di poche decine di voti su Seminario.

L’esito venne però modificato dopo l’intervento della Commissione Elettorale Nazionale, che decise di escludere 248 schede giudicate irregolari perché imbustate senza la rimozione del talloncino antifrode. Secondo la Commissione, tale circostanza avrebbe potuto compromettere la segretezza del voto.

L’annullamento delle schede determinò un ribaltamento del risultato finale e portò alla proclamazione di Seminario come nuovo Gran Maestro. Taroni contestò immediatamente la decisione, sostenendo che né le norme interne né la legislazione civile prevedessero una simile causa di invalidità e che eventuali irregolarità non fossero imputabili agli elettori.

Il lungo percorso giudiziario

La questione è approdata davanti ai giudici civili già nel 2024. In una prima fase, il Tribunale di Roma aveva evidenziato criticità nella decisione della Commissione Elettorale, ritenendo non chiaramente individuata la base normativa dell’annullamento delle schede.

Successivamente, nel 2025, una diversa valutazione del quadro complessivo della vicenda e il pronunciamento degli organi di giustizia interni del GOI hanno portato alla revoca delle misure precedentemente adottate, consentendo a Seminario di restare alla guida dell’istituzione in attesa della definizione del giudizio di merito.

Nel frattempo, gli organi del Grande Oriente hanno cercato di chiudere definitivamente il contenzioso attraverso una serie di deliberazioni approvate durante la Gran Loggia straordinaria tenutasi a Rimini il 6 e 7 marzo 2026.

Le delibere della Gran Loggia

L’assemblea ha approvato, con un ampio consenso, una serie di atti volti a confermare la validità delle procedure seguite nelle elezioni del 2024. Tra i punti approvati figuravano il riconoscimento della possibilità di annullare consultazioni caratterizzate da irregolarità diffuse, la conferma della validità delle disposizioni elettorali applicate negli ultimi decenni e il riconoscimento della mancata rimozione del talloncino antifrode come causa di nullità del voto.

Sulla base di tali deliberazioni, il Gran Maestro Seminario aveva quindi disposto l’avvio di nuove elezioni, fissando la consultazione per il 31 maggio 2026 e programmando i successivi passaggi istituzionali per l’insediamento del nuovo vertice.

Il nuovo ricorso

Taroni ha impugnato anche queste decisioni davanti al Tribunale di Roma. Nel ricorso sono state contestate, tra le altre cose, la regolarità delle modalità di voto adottate durante la Gran Loggia, l’effettiva competenza dell’assemblea ad assumere alcune delle decisioni approvate e la natura delle norme interpretative introdotte per giustificare le scelte compiute dopo le elezioni del 2024.

Il GOI ha invece sostenuto la correttezza del proprio operato e ha contestato l’interesse concreto del ricorrente a promuovere l’azione giudiziaria, considerando che Taroni non aveva presentato la propria candidatura alle nuove elezioni.

Le motivazioni della sospensione

Nell’ordinanza del 27 maggio, il giudice Manzi ha ritenuto sussistenti sia i presupposti di fondatezza preliminare delle censure sia il rischio di conseguenze difficilmente reversibili in caso di immediata esecuzione delle delibere.

Secondo il magistrato, la posizione di Seminario resta infatti legata all’esito del giudizio principale ancora pendente. Lo svolgimento di nuove elezioni prima della definizione del contenzioso potrebbe generare una situazione di forte incertezza istituzionale, con possibili sovrapposizioni tra differenti legittimazioni alla guida dell’Ordine.

L’ordinanza evidenzia inoltre dubbi sulla regolarità delle procedure seguite durante la Gran Loggia del marzo scorso, con particolare riferimento alla verifica dei soggetti aventi diritto al voto e alla documentazione delle deliberazioni approvate.

Ulteriori perplessità riguardano l’utilizzo di atti interpretativi destinati a incidere su questioni che sono tuttora oggetto di valutazione giudiziaria.

Un futuro ancora incerto

Gli effetti del provvedimento sono immediati. Le elezioni previste per il 31 maggio non possono svolgersi e restano sospesi anche i decreti adottati per dare attuazione alle decisioni della Gran Loggia.

Il Grande Oriente d’Italia entra così in una fase di stallo istituzionale particolarmente delicata. Da un lato, Antonio Seminario continua a esercitare le funzioni di Gran Maestro; dall’altro, la legittimità della sua elezione rimane oggetto del giudizio di merito che dovrà stabilire definitivamente la validità delle operazioni elettorali del 2024 e degli atti successivamente adottati.

L’esito della causa potrebbe avere conseguenze rilevanti non soltanto sull’attuale governance dell’Ordine, ma anche sull’assetto delle sue regole elettorali e sul rapporto tra gli organi interni e la giurisdizione ordinaria nelle controversie associative.

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