Sabato 7 febbraio alle ore 11, nella sede del Maschio Angioino presso la Sala Litza Cittanova Valenzi, si terrà la presentazione del libro “Giorgio Ascarelli. Il visionario che inventò (il) Napoli” di Nico Pirozzi, accompagnata dall’apertura della mostra fotografica “Ascarelli. Un nome e una storia lunga centocinquant’anni”. L’evento si propone come una doppia occasione culturale per riscoprire la figura di Giorgio Ascarelli, il geniale imprenditore e primo fondatore del club calcistico partenopeo, e la storia della sua famiglia, profondamente intrecciata con lo sviluppo industriale e civile di Napoli.
A cento anni dalla nascita della squadra azzurra, il racconto di Napoli e del suo club prende forma attraverso la vita di un uomo che seppe unire visione sportiva, impegno sociale e capacità imprenditoriale. Interverranno l’autore Nico Pirozzi, la sociologa Clelia Castellano e il giornalista Antonio Corbo, che discuteranno del volume dopo i saluti di Lucia Valenzi. Sarà presente anche Corrado Ferlaino, storico presidente del Napoli, che offrirà una testimonianza diretta del valore umano e culturale dell’eredità lasciata da Ascarelli.
Il libro ricostruisce l’avventura umana e professionale di Giorgio Ascarelli, fondatore nel 1926 della prima vera società calcistica nata all’ombra del Vesuvio. A lui si deve anche la realizzazione dello stadio Vesuvio, un impianto da ventimila posti che rappresentò per decenni l’unica arena sportiva realmente appartenuta al club. L’opera, tuttavia, non si limita al calcio: racconta la storia di una famiglia di imprenditori che seppero contribuire a una nuova immagine di Napoli, lontana dagli stereotipi degradanti che avevano segnato la rappresentazione della città pochi anni prima. I Magazzini Ascarelli divennero un modello di efficienza e responsabilità sociale, anticipando di quasi mezzo secolo i principi che Adriano Olivetti avrebbe poi reso celebri.
La narrazione mette in luce anche l’impegno filantropico di Ascarelli e la sua attenzione verso l’infanzia più fragile, così come la sua capacità di introdurre una visione manageriale moderna nel mondo dello sport, allora dominato dal dilettantismo. La figura che emerge è quella di un uomo capace di coniugare rigore imprenditoriale, umanità e spirito innovatore.
Alla presentazione si affianca la mostra fotografica “Ascarelli. Un nome e una storia lunga centocinquant’anni”, promossa e finanziata dall’Associazione Memoriæ – Museo della Shoah. Attraverso immagini provenienti da archivi pubblici e privati, l’esposizione ripercorre la storia della famiglia Ascarelli dalla fine dell’Ottocento fino alla seconda guerra mondiale. Ampio spazio è dedicato agli anni della fondazione del Napoli e alla costruzione dello stadio Vesuvio, voluto da Giorgio e successivamente donato al club dalla moglie Bice Diena dopo la sua prematura scomparsa. Di grande rilievo è anche la documentazione proveniente dall’Archivio di Stato di Napoli, che testimonia la sorveglianza a cui Ascarelli fu sottoposto per il suo impegno nella Unione Socialista napoletana, considerata dissidente rispetto alla Federazione socialista cittadina. L’azienda tessile Ascarelli, con un fatturato di 20 milioni di lire nei primi anni del ’900 e circa 400 dipendenti, viene raccontata come una delle realtà industriali più ricche e moderne d’Europa.


