mercoledì, Febbraio 11, 2026
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La nuova geopolitica internazionale vista dal Cile

Intervista al prof. Leonardo Infante Vasquez, docente di fotogiornalismo

Il Nuovo giornale dei napoletani ha ottenuto un’intervista esclusiva con il prof. Leonardo Infante Vásquez, fotografo, editore, manager culturale e docente con molte esperienze nel campo della fotografia, sia artistica, documentaria, che giornalistica, e di vari progetti importanti in Cile, sia culturali che digitali. È stato fondatore di varie fondazioni, ha aperto grandi spazi culturali che sono stati pionieri in quel tipo di esperienze in Cile. È inoltre un docente universitario e ha diretto parecchi dipartimenti in Cile.

La prima domanda riguarda la situazione in Venezuela. Qual è la sua opinione sull’attacco degli Stati Uniti al Venezuela? Per lei è più importante il fatto che sia stato catturato un crudele dittatore, , o è più grave che sia stato violato il diritto internazionale o la sovranità di un paese e si sia catturato il presidente di un governo straniero?

Per me è più importante la seconda versione. Penso che la capacità che hanno gli Stati Uniti di intervenire in qualsiasi paese in maniera violenta, passando sopra tutta la legislazione internazionale, sia un atto di molta violenza e un crimine di guerra. Ovviamente gli interessi degli Stati Uniti vanno dal lato del petrolio e delle ricchezze che il Venezuela può offrire, ma non mi sembra che ci sia giustizia in nessuna parte. È totalmente ingiusto ciò che hanno fatto.

Stiamo parlando dell’attacco di un video che ci è arrivato direttamente da un mio familiare in Venezuela. Qui si vede l’attacco a Caracas.

Ecco, qui c’è il porto Tiuna, che è vicino al Circurlo Militar. È il forte dove viveva Maduro, protetto dai soldati cubani e venezuelani. Più di centinaia di soldati morirono.

Inoltre hanno bombardato l’aeroporto La Carlota e altre città in Venezuela, come Iguerote, Maracay. Tutto questo ha causato molto spavento e terrore per i venezuelani, perché il Venezuela non ha mai partecipato a nessuna guerra mondiale. .

Sono arrivati gli elicotteri, come mi ha detto mia sorella, alle 2 di notte. Elicotteri, missili, aerei. Questo è ciò che abbiamo mostrato per farci capire la situazione.

Per noi è grave che non si sia rispettato il diritto internazionale, perché come sappiamo tutti, i paesi piccoli, come Italia e Cile, che non hanno una grande estensione territoriale come continenti come USA, Russia o Cina, con una grande popolazione, con molte risorse naturali, con forti eserciti, il diritto internazionale è l’unica garanzia per mantenere la pace. È d’accordo con me? Un’altra domanda che voglio farle.

Quali conseguenze ha l’attacco in America Latina? L’attacco di Trump, come lo chiamate in America Latina. Quali conseguenze ci sono in Cile? Qual è il dibattito in Cile in merito a questi argomenti?

In questo momento credo che ci sia una ripartizione del mondo. Come ho detto, c’è una ripartizione del mondo in zone di influenza economica, politica e militare. Noi in America Latina siamo, secondo gli stessi nordamericani, il loro “cortile di casa”, con la politica Monroe, o “dottrina Donroe”, come la chiamano ora. Questo significa che qualsiasi paese in America Latina sia esposto al rischio che succeda qualcosa di molto simile a quello che è successo in Venezuela.

È una maniera di intimidire anche i governi progressisti dell’America Latina. È una maniera anche di evitare la presenza della Cina nel continente. In questo senso è chiaro che per la destra cilena tradizionale e fascista, e ‘un trionfo della libertà, della democrazia e altre parole che suonano molto altisonanti.

Ma in verità è una tragedia, perché ci posiziona nuovamente in altri periodi storici, dove i nordamericani imponevano i governi; noi in Cile abbiamo l’esperienza del colpo di stato nel 1973, dove la presenza e l’investimento di risorse e la CIA nordamericana parteciparono direttamente al colpo di stato, con tutte le conseguenze che questo ha avuto per il popolo cileno e le sue dirigenze politiche. Quindi è stato molto complesso e complicato vivere questa situazione.

Esatto, penso che l’azione degli Stati Uniti rappresenti un’azione di forza, un’azione di potere, mai non è stato così chiaro il dominio politico e militare degli Stati Uniti in Venezuela. La struttura chavista è ancora attiva, è ancora al governo, e questo mi fa sospettare che potrebbe esistere un tipo di accordo per mettere i cinesi e i russi da parte, ma mantenendo lo stesso sistema politico,

Quindi i venezuelani che aspettavano il ritorno della democrazia sono stati delusi perché il governo è rimasto Maduro, non fisicamente, ma politicamente, perché c’è la vice di Maduro, Delcy Rodriguez, quindi ora è chiaro, d’altronde Trump lo ha dichiarato più volte che l’unica cosa che interessa agli Stati Uniti è il petrolio, il gas e le terre rare, e togliere la Cina da lì. Un’altra domanda che voglio farle, è che né la Cina né la Russia hanno reagito molto fortemente, ma immagina che in qualche modo reagiranno ?

Certo, non credo che reagiranno in maniera militare, ma credo che la Cina abbia fatto una serie di movimenti, specialmente con la vendita dei titoli del tesoro e altre azioni che hanno a che fare con il non mandare le terre rare all’industria americana, perché la Cina fa una guerra commerciale, gli Stati Uniti fanno una guerra militare, ma la guerra commerciale della Cina può diventare molto più dura per gli Stati Uniti che la presenza degli Stati Uniti in America Latina.

Voglio farle una domanda un po’ personale, abbiamo ricordiamo il periodo della dittatura di Pinochet, quando hanno tolto con un colpo di stato il presidente democraticamente eletto del Cile, Salvador Allende. Lei in quel periodo era il presidente dell’associazione di fotografi indipendenti Afin, no?

Dopo il colpo di stato.

Certo? Sì, dopo. Ma era il periodo della dittatura cilena. Come viveva quel periodo? La fotografia è stata una forma di resistenza?

Sì, certo. Noi formavamo un’organizzazione di categoria che permetteva ai fotografi di avere dei diritti, usare un’identificazione per uscire in strada e fare le nostre foto. La dittatura non voleva che ci fossero fotografie delle loro repressioni e della povertà’ in cui si viveva in quegli anni.

Noi avevamo la possibilità di organizzarci e di poter lavorare insieme e difenderci dalla repressione. In ogni caso, c’era molta violenza contro i fotografi, esattamente per questo motivo, perché eravamo quelli che potevamo documentare come si reprimevano le manifestazioni popolari, con quale violenza. Queste foto poi circolavano e permettevano di generare nella opinione pubblica internazionale di rifiuto della dittatura e a Pinochet.

Ma, dall’altro lato, noi facevamo altri tipi di fotografie, che erano più personali, artistiche, che avevano a che fare con altre forme, non tanto la strada o le manifestazioni. Anche se vivevamo con i reporter grafici, registravamo la vita della città, il silenzio sui muri grigi, il silenzio nelle strade, la paura sul viso delle persone. Questo documentavano.

Non fu un periodo molto piacevole, ma bisognava essere lì, bisognava fare queste fotografie, era molto importante. In effetti è quello che resta di quel periodo. Sono stati scritti molti libri, molti testi, ma restano sopratutto le fotografie.

Bene, questo è molto importante. Torniamo all’attualità. Credo che Le sia noto che Trump ha chiesto all’Europa, alla Danimarca, di darle la Groenlandia, che la vuole, che è sua, che ha bisogno della Groenlandia, l’ha detto più volte, la Groenlandia, come sappiamo, è parte integrante del Regno di Danimarca, che appartiene all’Unione Europea, ed è un paese NATO.

Come si crede che si riuscirà a farlo, senza che si distrugga la NATO, senza creare conflitti tra gli alleati, tra gli alleati dell’Atlantico? La notizia ultima è che la Danimarca, ma anche la Francia, la Germania, e forse anche la Spagna, e altri paesi, fino all’Estonia, stanno mandando soldati in Groenlandia. Come si crede che si possa sviluppare questa situazione?

Geopoliticamente parlando, c’è un tema importante, che è il controllo delle rotte dell’Artico. Con lo scioglimento dei ghiacci si stanno producendo diversi movimenti che sono stati sfruttati da Russia e Cina, con i loro sistemi di navigazione, che potrebbero rendere obsoleto il canale di Panama e una serie di altre rotte che oggi si stanno usando.

Quindi per gli Stati Uniti la Groenlandia è molto importante. Ora che si partecipi a una guerra contro la NATO mi sembra ridicolo. Non ha senso.

Penso che sia un saluto alla bandiera. Penso che i dirigenti europei siano marionette degli Stati Uniti e delle élite mondiali e delle multinazionali. Non credo che abbiano la capacità di opporsi seriamente agli americani.

Penso che si negozierà, come tutto si negozia oggi, con denaro e con investimenti, con forti investimenti, dove a ogni abitante della Groenlandia passeranno una quantità di denaro e accetteranno l’accordo. Come dicono, tutti hanno un prezzo. Penso che in questo mondo lo faranno così.

L’altro è una recita. Se i paesi baltici mandano gente, mi sembra uno scherzo.

In ogni caso, è un scherzo, ma Francia e Inghilterra sono potenze nucleari. Non credo che possano lasciare attaccare l’Unione Europea. È stato molto chiaro questa volta che la Groenlandia non vuole essere venduta a qualsiasi prezzo, né con le buone né con le cattive. Non so se è un gioco, ma è ciò che ha detto. Ora, pensando a Cuba: cosa succederà senza il petrolio venezuelano?

Cuba è un paese che è stato colpito dal blocco economico che gli hanno fatto per decine di anni. Sta vivendo una situazione abbastanza povera, ma credo che conservino una certa mistica che gli permette di sopravvivere. Penso che Cuba sia una specie di atto o di segnale eroico davanti alle aggressioni dell’impero.

Ma la loro situazione non può continuare così. Non so a che punto la Cina e la Russia potranno continuare a supportare Cuba, ma credo che abbiano bisogno di un cambiamento molto importante nella loro struttura politica e sociale, senza che questo significhi una perdita politica del sistema, ma una trasformazione in maniere più democratiche di vivere e coesistere.

Il padre del candidato che ha vinto le elezioni nel suo Cile apparteneva alla gioventù nazista e in ogni modo è una cosa che non tranquillizzante…

Non è stata una sorpresa, ma è stato un indebolimento del progressismo del Frente Amplio, che era il movimento che sosteneva il presidente Boric, che alla fine ha fatto la politica della destra, quindi non c’è stata un’identificazione, non c’è stata una mistica, un ethos, non c’è stata una narrativa che ha spinto le forze popolari, i lavoratori, a generare un cambiamento nella società, ma c’è stata una conciliazione. E dall’altro lato, l’azione dei media da parte delle grandi multinazionali e degli imprenditori ha generato un clima di paura e terrore basato molte volte su dati falsi, hanno mentito durante le campagne, annunciando cose che non potevano fare, ma che gli stava bene lo stesso. Hanno fatto il lavoro con le fake news, hanno inventato processi, cioè hanno creato un’operazione mediatica così potente che ha spaventato le persone.

E dall’altro lato, la candidata che era dalla parte del progressismo era del Partito Comunista. E sapete che l’anticomunismo è stata parte della grande ideologia, che ha dominato per molto tempo. Per questo motivo si sono unite queste due situazioni.

In primo luogo, l’incapacità della cosiddetta sinistra di poter rinnovare il suo discorso, di poter convocare il popolo a votare per un progetto, perché non c’era un progetto, c’era un continuismo, c’era una forma di dire che avevamo fatto bene, quando in verità non lo avevano fatto bene, si erano allontanati dalla gente comune. E questo ha permesso l’irruzione di questo candidato di destra, che è arrivato con una serie di annunci che sarebbero impossibili da completare tutti. Lui diceva che avrebbe espulso 300 mila stranieri che stavano in Cile e che nei primi giorni del governo avrebbe espulso 300 mila.

Come può succedere che qualcuno possa espellere 300 mila persone in un paio di settimane in un paese? Quindi, con questa quantità di menzogne e approfittando dei livelli di criminalità, hanno generato questo stato di terrore e l’incapacità della sinistra o del progressismo di poter proporre un modello o una narrativa diversa dal sistema.

Parliamo di lei della sua attività di docente in materie come la storia della fotografia e giornalismo. E quali sono le domande che le fanno i ragazzi prima, anni fa, e quelle che le fanno ora?

Non sono i ragazzi e le ragazze che hanno la capacità di connessione diretta, umana, personale, se non attraverso i telefoni cellulari. D’altro lato, più che studenti, si sentono clienti, e questo è molto conseguente con il modello neoliberale che si è applicato all’educazione qui in Cile. Loro ti chiedono di spiegare perché hai preso un voto, perché c’è il decimo, perché non c’è quest’altro.

Quindi, sono molto legati al voto, c’è una specie di svuotamento dei contenuti. I contenuti non importano, l’importante è il voto, è importante uscire il prima possibile per entrare nel mondo del lavoro, per guadagnare e comprare un’auto, per viaggiare, eccetera. Quindi, il modello di studente non è più lo stesso di prima.

Una volta, avevo molti studenti in ogni corso, anche se non studiavano fotografia direttamente, ma studiavano giornalismo, erano molto interessati alla fotografia. Volevano sapere, volevano imparare e rimanevano dopo le lezioni. Io ogni giorno ho meno di questi studenti interessati alla fotografia e più studenti interessati al voto e a superare il corso velocemente con buon voto.

Quindi, sono molto frustrato. E forse è un prodotto anche di mia propria incapacità di poterli coinvolgere e di poter fare un corso in cui loro si sentissero più chiamati in causa. Io sono il professore della vecchia scuola, dell’old school, con lavagna e pennarello e presentando foto, immagini e parlando su di loro.

E questo oggi non funziona, ma ho sentito lamentele anche colleghi giovani che hanno lo stesso problema, di sentire questa apatia o l’incapacità di sedersi, di sentire che i contenuti sono importanti, non soltanto il voto. Questo è successo ultimamente qui in Cile e con la pandemia si è accentuato molto di più.

Posso chiederle come è cambiato il fotogiornalismo negli ultimi anni, considerando anche i social network che hanno influito molto, credo.

Sì, ovviamente. Chiaramente il fotogiornalismo è cambiato e si è trasformato anche in un’industria. Ci sono grandi agenzie che controllano il 99% del flusso informativo attraverso le immagini, come l’agenzia EFE, l’agenzia UPI, che hanno persone in diversi luoghi del pianeta dove accadono gli eventi e loro muovono l’informazione e generano le immagini che poi vanno a vendere ai media.

Ma c’è anche un gruppo di fotografi giovani che prendono un aereo e vanno in Iraq o in Siria o in Palestina, e si fanno accompagnare da un traduttore e poi scattano due o tre foto e le vendono, ma non bastano per finanziare l’operazione. Oggi il fotogiornalismo segue i grandi fotografi, i grandi reportage fotografici, le pubblicazioni.

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