Un silenzio irreale, rotto soltanto dal fruscio dei mazzi di fiori e dai passi leggeri di chi si avvicina in punta di piedi. Questo pomeriggio, davanti all’ospedale Monaldi di Napoli, è un continuo via vai di genitori con i propri figli per mano. Portano fiori bianchi, peluche, bigliettini scritti con grafie incerte e parole semplici ma cariche d’amore: “Ciao piccolo angelo”, “Non ti dimenticheremo”, “Vola in alto Domenico”.

Il nome del piccolo Domenico è diventato, in poche settimane, il simbolo di un dolore che ha attraversato l’Italia e superato i confini nazionali. Una tragedia che ha scosso l’opinione pubblica e acceso interrogativi profondi: come si può sbagliare con la vita di un bambino di due anni? Perché si è arrivati a un epilogo così devastante dopo due mesi di agonia, di speranze accese e poi spente, di attese nei corridoi e notti insonni?
Secondo quanto ricostruito, la vicenda sarebbe segnata da una catena di errori, dal primo all’ultimo momento. Una sequenza di decisioni e omissioni che ora dovranno essere chiarite dalle autorità competenti. Per la famiglia, però, il tempo si è fermato. Per la mamma Patrizia e il papà Antonio resta un vuoto incolmabile, quello lasciato da un figlio che stava appena imparando a scoprire il mondo.
La notizia della morte di Domenico ha fatto il giro del web, diventando virale in poche ore. Messaggi di cordoglio sono arrivati da ogni parte del Paese e dall’estero. Il caso ha riacceso il dibattito sulla malasanità e sulla necessità di controlli più stringenti, formazione continua e protocolli che mettano davvero al centro la tutela della vita, soprattutto quella dei più fragili.
Tra le prime reazioni istituzionali, quella della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che su X ha scritto: “L’Italia intera si stringe nel dolore per la scomparsa del piccolo Domenico, un guerriero che non sarà dimenticato”. La premier ha aggiunto: “Alla mamma Patrizia, al papà Antonio e a tutti i suoi cari rivolgo, a nome mio e del governo, il più sincero abbraccio e il più profondo cordoglio. Sono certa che le autorità competenti faranno piena luce su questa terribile vicenda”.
Parole di vicinanza anche dal sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi: “È fortissimo il dolore nostro e di tutta la città di Napoli per la morte del piccolo Domenico. Abbiamo seguito questa drammatica vicenda col massimo rispetto. Ci stringiamo alla famiglia in un grande abbraccio e come Amministrazione siamo pronti a garantire ogni forma di sostegno”.
Mentre il mondo delle istituzioni esprime cordoglio e promette chiarezza, davanti all’Ospedale Monaldi continuano ad arrivare persone comuni. Un uomo si ferma, posa un piccolo mazzo di fiori bianchi e racconta: “Ho seguito la vicenda e il dolore per questo bimbo oggi è davvero grande. Non sono un parente, non conoscevo la famiglia. Sono qui semplicemente perché questa vicenda è dolorosa per tutti”.
Da Roma interviene anche il presidente del Senato, Ignazio La Russa: “La tragica scomparsa del piccolo Domenico lascia un grande dolore e un senso di profonda ingiustizia. Alla sua famiglia giunga il sentito cordoglio del Senato della Repubblica”.
Intanto cresce la richiesta di verità e giustizia. L’auspicio condiviso è che questa tragedia non resti soltanto una pagina nera di cronaca, ma diventi un punto di svolta. Che il caso Domenico possa fare scuola, affinché errori simili non si ripetano mai più. Non a Napoli, non in Italia, non in nessuna parte del mondo.
Tra i peluche adagiati sul marciapiede, spicca un orsacchiotto bianco con un cuore rosso cucito sul petto. Accanto, un biglietto: “Per Domenico, che ci ha insegnato quanto è preziosa la vita”. È forse questo il messaggio più potente lasciato oggi davanti a quelle mura: la vita di un bambino non può e non deve essere mai il prezzo di un errore.


