venerdì, Marzo 27, 2026
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Difendere il Prosecco”: pressing su Meloni

ROMA – Il caso Prosecco diventa terreno di scontro politico e rilancia il dibattito sulla tutela delle eccellenze italiane nei negoziati internazionali. A sollevare la questione è Luca Sforzini, presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale, che punta il dito contro l’Unione Europea e sollecita un intervento diretto del governo guidato da Giorgia Meloni.

«Non siamo davanti a un semplice incidente negoziale, ma a un precedente politico gravissimo» afferma Sforzini, riferendosi all’intesa che consentirebbe in Australia l’utilizzo del nome “Prosecco” come indicazione varietale, seppur limitata al mercato interno. «È un compromesso che colpisce al cuore una delle eccellenze simboliche italiane».

Secondo il presidente del think tank, il nodo centrale è di natura politica più che tecnica. «Da una parte Bruxelles proclama la difesa delle indicazioni geografiche, dall’altra accetta che un marchio identitario italiano venga utilizzato all’estero. Anche se con limiti temporali o geografici, il principio resta pericoloso».

Sforzini sottolinea come la questione abbia implicazioni più ampie per l’intero sistema produttivo nazionale. «Se il Prosecco può essere trattato così, allora nessuna eccellenza italiana è al sicuro. Parliamo di un nome costruito su territorio, tradizione e investimenti, che rischia di diventare una moneta di scambio nelle trattative commerciali».

Da qui l’appello diretto al governo. «Giorgia Meloni non può limitarsi a prendere atto di un accordo negoziato a Bruxelles. Deve scegliere se difendere integralmente il Made in Italy o accettare che venga progressivamente indebolito».

Il Centro Studi chiede quindi un intervento immediato e una linea politica chiara. «Non bastano dichiarazioni di principio – conclude Sforzini –. Serve una posizione netta e visibile: il nome “Prosecco” non è negoziabile, in nessuna forma e in nessun mercato».

La vicenda, secondo il think tank, va oltre il settore vinicolo e tocca temi strategici come la sovranità economica, l’identità produttiva e il ruolo dell’Italia nei rapporti commerciali internazionali. «Se passa questo principio – avverte Sforzini – domani non sarà solo il Prosecco, ma l’intero Made in Italy».

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