Kevin De Bruyne è uno dei centrocampisti più forti che il calcio moderno abbia mai visto. Classe, visione di gioco, qualità tecnica fuori dal comune: il suo valore non si discute. Proprio per questo, però, dalle sue parole sull’addio di Antonio Conte ci si aspetterebbe anche un pizzico di autocritica in più.
Le dichiarazioni del belga sono state molto chiare. Ha sottolineato come il calcio di Conte fosse troppo difensivo per le sue caratteristiche, come non sia mai riuscito a esprimersi davvero nel suo ruolo ideale e come il modo di giocare della squadra gli abbia tolto parte del divertimento che cerca ancora nel calcio. Un pensiero legittimo, soprattutto per un calciatore abituato a essere protagonista in sistemi più offensivi e propositivi.
C’è però un aspetto che non può essere ignorato. Se è giusto analizzare i limiti di un progetto tecnico, è altrettanto corretto guardare alle proprie prestazioni. La stagione di De Bruyne non è stata all’altezza del campione che tutti conosciamo. Gli infortuni hanno inciso, certo, ma quando si è tornati in campo il rendimento non è stato sempre quello del giocatore capace di spostare gli equilibri da solo.
Per questo motivo, prima di puntare il dito esclusivamente verso l’allenatore, forse sarebbe stato opportuno fare anche un piccolo esame di coscienza. I grandi campioni si distinguono non soltanto per il talento, ma anche per la capacità di assumersi responsabilità nei momenti difficili.
Adesso si apre una nuova fase. Se davvero il futuro dovesse essere con Massimiliano Allegri, allora bisogna essere consapevoli che le differenze con Conte non saranno poi così profonde come qualcuno immagina. Anche Allegri ha sempre costruito le proprie squadre partendo dall’equilibrio e dalla solidità, non certo da un calcio spettacolare a tutti i costi.
Ecco perché il punto è semplice: se De Bruyne vuole restare, deve farlo con convinzione, mettendosi completamente a disposizione del progetto e diventando un valore aggiunto per la squadra. Napoli viene prima di tutto e di tutti, allenatori e giocatori compresi. I campioni passano, la maglia resta.
In caso contrario, nessun dramma. Nel calcio professionistico le strade si dividono continuamente. Se le idee sul futuro e sul modo di intendere il gioco non coincidono più, allora separarsi può essere la soluzione migliore per entrambe le parti.
Una cosa però è certa: da un fuoriclasse come Kevin De Bruyne ci si aspetta sempre qualcosa in più. Non solo nei passaggi, nelle giocate o nei numeri, ma anche nelle parole.


