Il Check-up Mezzogiorno 2025 di Confindustria e SRM, pubblicato lo scorso 5 febbraio, fornisce l’immagine di un Mezzogiorno in crescita, con un tessuto imprenditoriale vivace, la ripresa degli investimenti, stimolati dalle politiche pubbliche di sostegno dell’economia del periodo post pandemico, e l’aumento della occupazione.
Evidenziamo qualche dato:
- nel 2025 l’indice sintetico (che include PIL, investimenti, occupati, imprese ed export) del Mezzogiorno si attesta a quota 641,9, intermedia tra Centro (666,5) e Nord (630), ed in crescita del 6,1% sul 2024;
- nel periodo 2019-2024 il PIL del Mezzogiorno è aumentato del 7,7% rispetto alla crescita del 5,8% in Italia;
- nello stesso periodo il reddito pro capite del Sud è cresciuto del 10% rispetto al +7% dell’Italia. Mentre nel 2019 il reddito pro capite del Mezzogiorno corrispondeva al 65% di quello italiano, nel 2024 con un valore di 22mila euro si attesta al 67% del reddito pro capite nazionale.
- da settembre 2024 a settembre 2025 l’occupazione nel Mezzogiorno è aumentata dello 0,8%, portandosi a 6,5 milioni di unità, in controtendenza rispetto al Centro (-0,1%) e al Nord (-0,8%). Quattro regioni su otto del Mezzogiorno hanno incrementato l’occupazione (Abruzzo 0,3%, Basilicata 5,7%, Calabria 2,9% e Campania 3,7%).
Il principale motore della crescita nelle regioni meridionali è stato l’incremento degli investimenti produttivi stimolati da misure pubbliche come il credito di imposta e l’autorizzazione unica nella Zes Unica, i fondi del PNRR e di coesione europea (cfr. figura estratta da Check Up Mezzogiorno 2025).

Nel 2025 le domande presentate dalle imprese meridionali per il credito di imposta nella Zes Unica sono state 10.493, con un incremento del 52% rispetto al 2024. Il totale dei crediti di imposta richiesti è stato pari a 3,64 miliardi di euro, in aumento del 42,8% sul 2024 e gli investimenti ammessi nel Mezzogiorno hanno superato i 7,3 miliardi di euro, oltre 2 miliardi in più rispetto all’anno precedente. La Campania è la regione che ha maggiormente utilizzato la misura coprendo il 35% delle domande, il 39% del totale dei crediti di imposta ed il 37% degli investimenti ammessi. Seguono Sicilia e Puglia.
A inizio 2026 le autorizzazioni uniche nella Zes Unica sono state oltre mille per circa 6 miliardi di euro di investimenti diretti ed oltre 17 mila nuovi posti di lavoro. La Campania ha assorbito il il 41% delle autorizzazioni, il 39% degli investimenti diretti ed il 47% dei nuovi occupati. Segue la Puglia.
Nel Mezzogiorno si concentrano oltre 111 mila progetti previsti dal PNRR per un valore finanziato complessivo di 53,2 miliardi di euro, pari al 38% delle risorse. Tuttavia, le risorse liquidate ammontano a 14,5 miliardi di euro per un tasso di pagamento del 27%, inferiore a quello del Centro (33%) e del Nord (39%). Secondo il rapporto il ritardo nelle regioni meridionali risente, oltre che della velocità di esecuzione finanziaria più contenuta, anche della dimensione media leggermente più elevata dei progetti e dalla maggiore difficoltà nella fase di realizzazione delle opere.
Nel nuovo ciclo di programmazione 2021-2027 dei fondi di coesione europei, sebbene nelle regioni meridionali ci sia stata una accellerazione nel 2025 per gli impegni e per la spesa, permane un gap significativo rispetto alle regioni del Centro Nord che hanno percentuali maggiori di utilizzo delle risorse. Anche in questo caso, secondo il rapporto, la differenza risente della maggiore dimensione finanziaria dei progetti nel Mezzogiorno rispetto al Centro-Nord.
In conclusione, i dati esposti mostrano che gli strumenti pubblici, come il credito di imposta e l’autorizzazione unica nella Zes Unica, i fondi del PNRR e di coesione europea, sono stati efficaci per incrementare gli investimenti delle imprese ed accrescere la base produttiva dell’economia meridionale.
Tuttavia, i minori tassi di avanzamento negli impegni e nei pagamenti evidenziano la necessità di rimuovere le criticità attuative, che rischiano di limitare o rallentare gli effetti delle misure, mediante il coordinamento tra le politiche e l’accelerazione dei processi amministrativi.
Infine, si pone oggi l’esigenza di programmare la fase successiva al PNRR e di dare continuità agli strumenti pubblici per rendere strutturale la crescita economica in corso.


