lunedì, Aprile 6, 2026
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Blanco e l’eclissi del grido: la metamorfosi di Riccardo in ‘Ma’

Dimenticate il ragazzo che correva nudo tra i boschi di Blu Celeste. Dimenticate l’adrenalina claustrofobica di chi è stato investito da un successo troppo grande e troppo veloce. Nel 2026, Blanco torna con “Ma’”, un disco che non è solo un album, ma un rito di passaggio. Dopo tre anni di silenzio interrotto solo da echi mediatici, Riccardo si riappropria del suo spazio, chiude la porta del club e rientra in casa, cercando di capire chi è rimasto seduto a quel tavolo.

Il titolo, un troncamento affettivo che risuona come un richiamo ancestrale, rivela immediatamente il nucleo dell’opera. Ma’ non è un addio, ma la cronaca di una mutazione. È il racconto di quel momento in cui il cordone ombelicale non viene tagliato con violenza, ma si sfilaccia naturalmente per far posto alla maturità.

In questo lavoro, Riccardo si toglie i panni dell’icona generazionale per restare “semplicemente” figlio. Come canta nella title track:

“C’hai ragione sempre tu ma, questa vita fa schifo tu mi avevi avvertito.”

L’Architettura Sonora: Tra Tradizione e “Maledettismo”

Sotto il profilo plastico, il disco non cerca di inventare un nuovo alfabeto, ma di nobilitare quello esistente. Il fido Michelangelo incanala l’istinto primordiale di Blanco in una struttura che alterna compiacimento pop e timidi guizzi sperimentali.

  • L’Incontro tra Giganti: Il duetto con Gianluca Grignani in “Peggio del diavolo” è un passaggio di testimone tra due generazioni di “maledetti”. Un brano sporco, analogico, che sa di fumo e verità.
  • L’Eleganza del Sax: In “Ricordi” (con Elisa) e nel finale jazz di “Un posto migliore”, compare un sax che evoca atmosfere alla Venditti o alla Achille Lauro d’annata. È qui che i fantasmi di Riccardo smettono di urlare e si siedono a tavola con lui.
  • Il Richiamo del Club: Per chi temeva che la “maturità” avesse spento il fuoco, brani come “Fuori dai denti” e “Maledetta Rabbia” (quest’ultima vicina alle architetture sintetiche di un Kanye West depurato dal messianismo) ricordano che il Blanco ribelle è ancora vivo.Foto di Instagram di Blanco. Foto Blanco con la madre.

Un Disco Frammentario per un’Anima Complessa

“Ma’” è un album volutamente incoerente. Alcuni brani, invecchiati come “vino buono” per anni nei cassetti (tra l’Italia e l’Inghilterra), convivono con istantanee scattate ieri. Non c’è un fil rouge sonoro definito, e questo è il suo pregio più grande: è la fotografia onesta di una crescita che non segue binari lineari.

Passiamo dal sussurro di una lettera d’amore (o di scuse) al grido liberatorio di chi non vuole fare le scelte giuste alla propria età. Eppure, in questa frammentarietà, si avverte una nuova consapevolezza. Blanco ha smesso di correre nudo tra i boschi per osservare la forma dell’ombra che proietta sul sentiero.

Verdetto: 8.0 / 10

Ma’ è un lavoro concettuale coraggioso. Blanco rifiuta la banalità della superficie per osservare “la forma dell’ombra che proietta sul sentiero”. Non è un disco facile, è un disco che richiede ascolto e silenzio. Forse manca quel pizzico di sana follia che ci aveva fatto innamorare nel 2021, ma ci restituisce un artista che ha smesso di correre per iniziare, finalmente, a camminare.

Ti convince questo Blanco più riflessivo e “ordinato”, o pensi che la sua magia risiedesse proprio in quel caos incontrollabile dei primi lavori?

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