La storia della bonifica di Bagnoli è un lungo percorso fatto di speranze, interruzioni e ripartenze. Tutto comincia nel 1992, quando l’Italsider chiude definitivamente lasciando dietro di sé un’enorme area industriale inquinata. In quegli anni si immagina una trasformazione radicale: rimuovere la colmata a mare, ripristinare la linea di costa, bonificare i suoli e creare un grande parco urbano. Ma le intenzioni restano tali. Mancano fondi, manca una regia stabile e soprattutto manca la capacità di affrontare un’area così vasta e complessa.
Con l’inizio degli anni Duemila nasce Bagnolifutura, la società pubblica incaricata di guidare la rinascita dell’area. Il progetto è ambizioso: bonificare i terreni, eliminare la colmata, costruire nuove funzioni urbane e realizzare un parco costiero di dimensioni europee. Tuttavia, i lavori procedono lentamente, i costi aumentano e i contenziosi si moltiplicano. Nel 2014 la società fallisce, lasciando dietro di sé opere incomplete e una documentazione frammentata che negli anni successivi peserà come un macigno su ogni tentativo di ripartenza.
Dopo il fallimento di Bagnolifutura, il governo decide di commissariare l’area. Si apre una fase più tecnica, meno visionaria, ma comunque segnata da lentezze e difficoltà. Le bonifiche restano ferme su nodi irrisolti: la colmata, i suoli profondamente contaminati, i fondali marini. È in questo contesto che la giunta De Magistris eredita una situazione complessa e un territorio sfiduciato.
Tra il 2019 e il 2020 arriva finalmente un piano organico, condiviso tra il Comune guidato da Luigi De Magistris, il commissario straordinario Francesco Floro Flores e Invitalia. È un progetto radicale, che punta alla bonifica integrale dell’area. Prevede la rimozione totale della colmata, la bonifica dei suoli e dei fondali marini, la demolizione delle strutture residue, l’ampliamento dell’arenile e la creazione di un grande parco urbano. Nel 2020, con l’arrivo delle ruspe, si annuncia l’avvio dei lavori e un cronoprogramma di quattro anni, con conclusione prevista nel 2024. Per molti cittadini è un momento simbolico: dopo decenni di attesa, sembra finalmente che qualcosa si muova.
Ma quel piano non arriverà mai al traguardo. Le ragioni sono diverse e intrecciate. Il primo elemento è il cambio di governance politica: tra il 2020 e il 2021 cambiano il governo nazionale, il commissario e l’amministrazione comunale, con l’arrivo di Gaetano Manfredi. Il nuovo assetto rivede priorità e strategie, mettendo in discussione parti fondamentali del progetto precedente. A pesare è soprattutto il nodo della colmata. La sua rimozione totale, prevista dal piano De Magistris–Floro Flores, è l’intervento più complesso, costoso e tecnicamente delicato. La nuova governance la considera troppo rischiosa, troppo lenta e troppo onerosa. Si decide quindi di non rimuoverla, ma di metterla in sicurezza. Questa scelta richiede nuovi studi, nuove autorizzazioni e una revisione completa del progetto, con inevitabili ritardi.
A tutto questo si aggiungono difficoltà già presenti nel 2020: alcune aree erano ancora sotto sequestro, mancavano autorizzazioni ambientali, la caratterizzazione dei suoli non era completa e i contenziosi con i proprietari dei terreni non erano risolti. Il cronoprogramma di quattro anni era ottimistico e non teneva conto di questi ostacoli. Anche l’eredità del fallimento di Bagnolifutura, con documentazione incompleta e interventi parziali, ha rallentato ulteriormente la ripartenza. Infine, la pandemia ha inciso sui tempi di cantierizzazione e sulle procedure amministrative, contribuendo a far slittare ulteriormente i lavori.
Con l’arrivo del sindaco e commissario Gaetano Manfredi e con il nuovo governo, la bonifica cambia ancora volto. L’assegnazione dell’America’s Cup 2027 a Napoli diventa un acceleratore decisivo. Le priorità si spostano verso interventi più rapidi e funzionali: la colmata non viene rimossa ma messa in sicurezza, le bonifiche si concentrano sulle aree necessarie all’evento, si avvia la realizzazione della base tecnica per i team velici e si punta a recuperare almeno parte del litorale entro il 2026. Il nuovo piano, finanziato con oltre 150 milioni di euro, privilegia la funzionalità immediata rispetto alla bonifica integrale immaginata nel 2020.
Il risultato è un confronto tra due visioni molto diverse. Da un lato, il piano De Magistris–Floro Flores, che puntava a una trasformazione radicale, con la rimozione della colmata e il ripristino naturale della costa. Dall’altro, il piano Manfredi, che privilegia interventi mirati e accelerati, necessari per ospitare un grande evento internazionale ma meno profondi dal punto di vista ambientale.
Per i cittadini di Bagnoli, che da trent’anni aspettano di riappropriarsi del loro mare, questa storia è più di una sequenza di progetti: è un’attesa che si rinnova a ogni cambio di rotta. Oggi l’America’s Cup rappresenta un’occasione per accelerare, ma anche un nuovo motivo di discussione. Sono infatti diversi i comitati che denunciano i gravi rischi per la salute pubblica di una soluzione che non risolve la questione dell’inquinamento ambientale, addirittura aggravandola con altro cemento ed con alti quantitativi di metalli pesanti che si libereranno nell’ambiente. La domanda che molti si pongono è se questa ennesima svolta porterà finalmente a un risultato tangibile o se resterà un’altra tappa in un percorso che sembra non finire mai.


