martedì, Marzo 3, 2026
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Attacco all’Iran

Intervista allo storico Angelo D'Orsi sulla crisi geopolitica nel medio e vicino oriente.

Quali sono secondo lei le motivazioni che hanno portato gli Stati Uniti d’America di Trump e Israele del governo Netanyahu ad attaccare la Repubblica Islamica dell’Iran nel pieno di una trattativa per accordarsi sulla riduzione, sul ridimensionamento della ricerca nucleare dell’Iran?

Più in generale, gli Stati Uniti, che rappresentano ancora la punta di diamante dell’Occidente, stanno cercando in ogni modo di riaffermare scompostamente la propria egemonia, che in realtà è di fatto perduta, e tentano di trasformare l’egemonia perduta in dominio.

L’unica modalità che questo Paese, questo grande paese, come si auto-rappresentano, questa eccezione nella storia umana, l’unica modalità che questo paese conosce in realtà è quella della forza.

Perdendo l’egemonia, non sono in grado di fare altro che sostituirla con il dominio, quindi la forza, le armi. Di conseguenza, hanno bisogno assolutamente di guerra.

Aggiungo anche che il settore delle armi, insieme soprattutto al settore farmaceutico, ma soprattutto quello delle armi, e al settore finanziario in generale, sono gli unici settori che tirano l’economia americana, che in realtà va molto male. Quindi c’è bisogno di guerra per consumare armi e per far produrre armi: è un circolo vizioso.

Ma poiché dietro questi gesti, come l’ultimo attacco, quello in corso, non c’è intelligenza politica, non c’è capacità di prevedere quali saranno i risultati (perché la politica innanzitutto è questo, l’arte di prevedere le conseguenze che produrranno i tuoi atti), e non avendo questa capacità, l’amministrazione statunitense – che in questo momento è soprattutto, evidentemente, il Presidente e il suo cerchio magico intorno – si caccia in situazioni ingovernabili.

La risposta iraniana non solo è andata molto al di là di quelle che erano le previsioni degli Stati Uniti e di Israele, che non sono altro che un’appendice degli Stati Uniti, ma in realtà le conseguenze a cui stiamo assistendo vanno ben al di là della risposta attesa.

Quella guerra mondiale a pezzi denunciata dal compianto Papa Francesco, in realtà, si sta materializzando sempre di più. L’irresponsabilità degli Stati Uniti e di Israele è gravissima e, accanto a questa, quella dei loro servi, a cominciare dal governo italiano.

Professore, a questo proposito, secondo il filosofo Cacciari questa situazione internazionale è molto pericolosa e potrebbe preludere a un vero e proprio conflitto mondiale, cioè a una terza guerra mondiale.

L’ho appena detto, sostanzialmente noi siamo già nella terza guerra mondiale, a pezzi. Ma è una terza guerra mondiale che probabilmente durerà a lungo, cambiando via via gli scenari e le localizzazioni territoriali, perché di fatto la Russia ha dato un avvertimento importante riguardo a Cuba e Venezuela, ma in generale la Cina ha già fatto sapere che non è che rimarrà inerte.

Sì, siamo già nella terza guerra mondiale a pezzi, ma può diventare una terza guerra mondiale globale a tutti gli effetti.

Ma non credo affatto che questo attacco all’Iran scardinerà il sistema politico iraniano, forse ci saranno degli aggiustamenti, ma certamente non ci sarà l’effetto che qualcuno pensava di produrre.

La risposta popolare che c’è stata dopo l’uccisione di Khamenei e probabilmente anche di Ahmadinejad è stata una risposta tutta di sostegno al governo, quindi, abbiamo un bel condannare il regime della teocrazia iraniana, in realtà dobbiamo smettere di pensare che noi possiamo indicare a tutti i popoli del mondo quali sono le forme di governo che si devono dare. Dobbiamo semplicemente rispettarle.

Noi abbiamo costruito una certa immagine e abbiamo cercato di fomentare anche la ribellione interna, che poi certo aveva anche cause specifiche, l’aumento del costo della vita, ma situazioni di difficoltà che sono spesso causate direttamente dai blocchi, dalle restrizioni che l’Occidente impone.

L’Iran è oggetto di attacco economico da parte del mondo occidentale. Le sanzioni contro l’Iran sono state pesantissime, così come contro il Venezuela, così come quelle scandalose che stanno cercando di piegare Cuba, che sta vivendo il momento più drammatico della sua esistenza.

Anzi, stiamo vedendo che nei paesi alleati degli Stati Uniti e dell’Occidente, tipo il Bahrein, ci sono delle rivolte popolari a favore dell’Iran. Quindi stiamo assistendo a una sorta di eterogenesi dei fini: i fini che si vogliono raggiungere si capovolgono nella loro effettualità.

Ho sentito molti commentatori di destra parlare di un Trump che sta smantellando l’asse del male, prima il Venezuela, adesso l’Iran. Ma non crede che con la politica israeliana, il genocidio, l’Occidente non abbia più nessuna autorità morale? La reputazione dell’Occidente è stata completamente compromessa da Israele. Non vedo con quale autorità morale possiamo condannare l’Iran o qualsiasi dittatura nel mondo.

Non possiamo neanche accettare, al di là di Israele che rappresenta veramente l’essenza della canaglia mondiale, non possiamo permettere che gli Stati Uniti decidano chi ammazzare, chi sostituire, chi rapire, dove portare guerra.

L’autorità morale dell’Occidente è finita da un pezzo. L’Occidente oggi sta toccando il fondo della propria abiezione, se l’Occidente vuole ancora sperare – ma non di esercitare egemonia, ma di avere un posto all’interno di un mondo che sta diventando necessariamente multipolare, non solo multilaterale, ebbene, l’Occidente deve rendersi conto che su questa strada non può che produrre tragedie.

L’Occidente stesso poi finisce per essere la prima vittima.

Uno accanto all’altro, sono due ciechi che guidano altri ciechi, che stanno procedendo a tentoni verso obiettivi che sono irrealizzabili, cioè provare a governare il mondo. Non sono più in grado di farlo, non possono farlo. Oggi il mondo è già di fatto multipolare e, con la Cina e con la Russia, l’Occidente non può permettersi il lusso di scherzare, per così dire.

Qual è il ruolo dell’Europa e in particolare dell’Italia? A parte l’eccezione del governo spagnolo, tutti quanti hanno accettato, chi in maniera più servile, tipo l’Italia, chi un po’ meno, con un po’ di dignità come la Francia o la Germania?

Se intendiamo l’Europa come Unione Europea, ho già detto altre volte, ho scritto altre volte che l’Unione Europea è un cadavere che cammina. Non c’è nessuna possibilità di auto-riforma di questo sistema.

L’Unione Europea è morta e deve essere seppellita. Possiamo pensare a farne nascere una nuova, sotto una nuova forma, magari come Unione Mediterraneo.

Tutti i dirigenti europei non si rendono conto che in realtà tutto quello che sta accadendo, anche quelli un po’ fuori (pensiamo alla Gran Bretagna che non fa parte dell’Unione), questi dirigenti in realtà hanno completamente tradito non solo le basi su cui è nata l’Unione Europea, ma tradito anche gli elementi fondanti dell’Europa, della civiltà europea, che oggi è un cumulo di macerie.

Per fortuna esiste un’altra parte di mondo, esiste un mondo che rappresenta i quattro quinti dell’umanità. Noi non ce ne rendiamo spesso conto, l’Occidente non conta veramente più quello che pensa di contare.

L’Occidente ormai, anche se si parla di Occidente collettivo e di Occidente esteso in cui viene inserito il Giappone, l’Australia, la Corea del Sud, in realtà si tratta sempre di una minoranza dell’umanità.

Basta guardare alle Nazioni Unite: quanto contano i paesi occidentali, quanti sono e quanti sono gli altri. Anche in termini di popolazione, noi siamo un’esigua minoranza e dobbiamo smettere di pensare, di sognare di guidare l’umanità. Non siamo in grado!

Qual è la Sua posizione sul referendum sulla giustizia?

Non c’è nessun dubbio che questo referendum fa parte di un progetto politico più ampio, che è il progetto di Licio Gelli e il progetto della P2.

È il progetto che mira a svuotare completamente di contenuto la democrazia, conservandone in alcune forme sempre meno. Stiamo passando dalla post-democrazia, che è appunto quel sistema, un sistema che conserva le pure apparenze ma perde la sostanza.

Noi stiamo andando verso una forma di totalitarismo, che per ora è morbido, ma in realtà va in una direzione che possiamo prevedere diventerà un totalitarismo a tutti gli effetti.

La cosiddetta riforma della giustizia, che non è una riforma della giustizia (come essi stessi, questi signori al potere, hanno poi spesso rivelato, contraddicendosi peraltro), non è una riforma della giustizia ma è un tentativo di riformare la magistratura, non la giustizia.

Hanno detto essi stessi che questo non serve a migliorare il sistema giustizia italiano, a velocizzare i processi, ma mira semplicemente a sottomettere la magistratura, in particolare a sottomettere la magistratura inquirente, quindi il pubblico ministero, all’esecutivo. È lo stravolgimento dello stato liberale.

Se poi aggiungiamo a questo la riforma elettorale di cui si sta parlando, la riforma del cosiddetto premierato e altre cose di questo genere, noi ci rendiamo conto che stiamo andando verso una configurazione istituzionale che nulla più ha a che fare con lo stato liberale. Quindi dove andiamo? Andiamo verso un bel recupero del fascismo.

Il consenso del governo Melone e’ ancora alto, A cosa è dovuto? Al fatto che possiedono il 90% dei media, della stampa, o è cambiata qualcosa nella generazione, non so, i social, qualcosa che ha cambiato un po’ quello che prima era un paese in cui c’era molta partecipazione, non tanti anni fa?

Sì, diciamo che in parte hai già dato la risposta. Dubbio? No, il primo elemento secondo me è l’attaccamento al potere. Nel momento in cui si vede che si può avere qualche briciolo di potere, gli italiani votano lì dove possono prendere quel briciolo di potere. Perché siamo un popolo selvaggio, siamo un popolo diseducato politicamente, che è stato diseducato a partire dall’era berlusconiana.

L’offerta politica è tutta la stessa. da una parte coloro che votano sono quelli attaccati in qualche modo alla briciola del potere, e gli altri, quelli che non votano, sono quelli che sono stati diseducati politicamente.

Gli uni e gli altri sono ormai preda di un analfabetismo politico che è preoccupante. E non è un caso che si agisca anche sulla scuola: questo governo agisce sulla scuola nel tentativo da una parte di militarizzarla, dall’altra di cancellare la stessa autonomia scolastica, di inquadrare non solo i magistrati ma anche i professori.

La campagna contro gli intellettuali è di antica data e gli intellettuali, ahimè, per lo più si piegano tranquillamente, anche loro pronti a ghermire qualche briciola di potere. Per fortuna ci sono delle sacche di resistenza. Devo dire che, specie nella scuola più che nell’università, dobbiamo sperare grazie a queste se vogliamo avere ancora qualche speranza di sopravvivenza politica, intellettuale e morale.

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