Le camere del terrore: adolescenti tra violenza online e realtà
Dietro la porta chiusa di una camere, lontano dallo sguardo degli adulti, si apre spesso un mondo parallelo fatto di videogiochi, social network e chat. Un universo che può essere creativo e vitale, ma che talvolta nasconde derive oscure e pericolose. È da uno di questi spazi virtuali che emerge una vicenda inquietante, sventata appena in tempo dalle forze dell’ordine.
Un ragazzo di 17 anni è stato fermato dai carabinieri nei pressi di Perugia, nella casa in cui vive con la madre. Secondo gli investigatori, il giovane stava pianificando una strage in un liceo di Pescara, sua città di origine. Un piano dettagliato, costruito anche attraverso tutorial online per la realizzazione di armi in 3D ed esplosivi.
L’azione avrebbe preso ispirazione da uno dei più tragici episodi della storia recente, la Strage della Columbine High School, avvenuta il 20 aprile 1999 in Colorado. Un riferimento inquietante, considerando che il giovane non era ancora nato all’epoca dei fatti.
Le indagini hanno portato alla perquisizione e all’iscrizione nel registro degli indagati di altri sette giovani, tutti legati al canale Telegram “Werwolf division”, già noto alle autorità per la diffusione di ideologie neonaziste e suprematiste.
In questi ambienti digitali vengono esaltate figure come Brenton Tarrant e Anders Breivik, responsabili rispettivamente delle stragi di Christchurch e Utoya. Un culto della violenza che, alimentato online, rischia di trasformarsi in azione concreta.
Nelle stesse ore in cui veniva sventato il possibile attentato, da Bergamo arrivava una notizia di segno diverso ma altrettanto significativa. È stata dimessa dall’ospedale Chiara Mocchi, la docente accoltellata da un suo alunno tredicenne in una scuola media di Trescore.
In una lettera di ringraziamento ai soccorritori e ai donatori di sangue, l’insegnante ha raccontato quei momenti drammatici – la lama vicina all’aorta, il sangue, la paura di morire – senza però cedere al rancore. Al contrario, ha voluto esprimere gratitudine verso lo studente che è intervenuto per salvarla.
Due episodi diversi, uniti da un filo sottile: il mondo degli adolescenti, spesso invisibile agli adulti. Un mondo che può generare violenza e isolamento, ma anche solidarietà e coraggio.
Le “camerette del terrore” non sono tutte uguali. Accanto a derive pericolose alimentate da odio e propaganda, esistono storie di empatia e altruismo. Capirle, senza sottovalutarle né demonizzarle, resta la sfida più urgente per famiglie, scuole e istituzioni.


