Il Nuovo Giornale dei Napoletani ha incontrato l’Assessore allo Sport del Comune di Napoli, Emanuela Ferrante, per raccontare il percorso che sta accompagnando la città verso un appuntamento di portata storica.
Il 2026 rappresenta infatti un anno di straordinaria importanza per Napoli e per lo sport, chiamato a diventare motore di inclusione sociale, rigenerazione urbana e crescita culturale.
Un’occasione unica per restituire centralità ai territori, ai giovani e alle comunità, attraverso un progetto che guarda al futuro della città e al diritto allo sport come valore collettivo.

Assessore, in che modo l’Amministrazione comunale ha scelto di collocare lo sport al centro delle politiche cittadine e quale ruolo svolge il percorso verso Napoli Capitale Europea dello Sport 2026?
Negli ultimi anni abbiamo lavorato per cambiare radicalmente il modo in cui lo sport viene considerato all’interno delle politiche pubbliche. Non lo trattiamo più come un ambito settoriale o marginale, ma come una vera infrastruttura sociale, capace di incidere sulla qualità della vita, sulla sicurezza urbana, sull’educazione e sull’inclusione.
Il riconoscimento di Napoli Capitale Europea dello Sport 2026 si inserisce pienamente in questa visione: non è un traguardo celebrativo, ma uno strumento che rafforza e accelera una strategia già avviata, orientata a rendere lo sport un diritto effettivo, accessibile e diffuso in tutta la città, in particolare nei contesti più fragili.
Uno dei pilastri del programma è la rigenerazione degli impianti sportivi. Quali interventi sono stati già realizzati e quali sono in corso o programmati?
Abbiamo costruito un piano di riqualificazione molto articolato, sostenuto da risorse comunali, fondi statali e PNRR, con l’obiettivo di recuperare strutture rimaste inattive per anni e di ampliare l’offerta sportiva in modo capillare.
Tra gli interventi già conclusi rientra la piscina Scandone, che dopo un’importante opera di ristrutturazione è diventata nel 2023 Centro Federale di Eccellenza per il nuoto e la pallanuoto ed è oggi gestita congiuntamente dal Comune e dalla Federazione Italiana Nuoto.
Sono state inoltre recuperate le piscine Poerio, Acquachiara e Nestore, ferme da tempo e prive di manutenzione dal 2019.
Sul fronte degli impianti all’aperto e dei campi da calcio, abbiamo restituito alla città strutture fondamentali come lo stadio Ascarelli di Ponticelli, il Caduti di Brema di Barra e lo stadio di San Pietro a Patierno, oggi nuovamente dotati di agibilità per il pubblico e quindi pienamente utilizzabili anche per eventi aperti agli spettatori.
Un intervento particolarmente rilevante ha riguardato il Palavesuvio di Ponticelli, che è stato trasformato in un vero polo multidisciplinare, con nuovi spazi dedicati a padel, pattinaggio, calcetto, basket e pallavolo.
A Barra, al Paladennerlein, si è conclusa la ristrutturazione del palazzetto polifunzionale ed è già finanziata la riqualificazione della piscina, chiusa dal 2019, per la quale i lavori partiranno a breve.
Si sono infine conclusi i lavori presso la piscina Galante di Scampia, che riaprirà a brevissimo, restituendo al quartiere un presidio sportivo ed educativo di grande valore.
Guardando al prossimo futuro, quali sono gli interventi strutturali che accompagneranno il percorso verso il 2026?
Nei prossimi anni completeremo la manutenzione straordinaria e la rifunzionalizzazione di tutti i principali impianti sportivi cittadini rimasti chiusi per lungo tempo. Mi riferisco, in particolare, alle piscine Prota Giurleo di Ponticelli, alla piscina di corso Secondigliano, alla piscina Bulgarelli e al Palastadera di Poggioreale.
Con i fondi del PNRR realizzeremo inoltre un nuovo impianto sportivo polifunzionale a Piscinola.
Un progetto di grande valore urbano è quello del Parco dello Sport di Bagnoli, che, al termine delle operazioni di bonifica e di riqualificazione, sarà finalmente restituito alla città con campi, piste e spazi attrezzati a disposizione dei cittadini.
A questo si aggiungono gli interventi diffusi di riqualificazione dei campetti e delle palestre scolastiche in tutte le dieci Municipalità, la trasformazione dell’Ippodromo di Agnano in un grande polo sportivo e ricreativo – con la futura realizzazione di un’arena concerti da 50.000 posti – e il rilancio del Rama Club di Fuorigrotta, per il quale è attualmente in corso una procedura di affidamento che prevede importanti lavori di recupero e ammodernamento.
È importante sottolineare che Napoli 2026 non è un evento che si sovrappone a queste politiche: è il fattore che ne rafforza la coerenza e ne accelera l’attuazione. Allo stesso tempo, una città più moderna e dotata di infrastrutture adeguate rende più solido e credibile il progetto di Capitale Europea dello Sport.
Accanto agli interventi strutturali, quale attenzione viene riservata all’accesso allo sport per le fasce più deboli della popolazione?
La dimensione sociale è centrale. Abbiamo avviato politiche di welfare sportivo che prevedono accessi gratuiti o fortemente agevolati per minori in condizione di fragilità, persone con disabilità e famiglie a basso reddito.
Un esempio concreto è il programma “Nuota Napoli”, che coinvolge otto piscine comunali e consente di usufruire di tariffe calmierate e di quote di gratuità.
Un altro passaggio fondamentale è stato l’approvazione del primo Regolamento comunale per l’utilizzo delle palestre scolastiche. A partire dal prossimo anno scolastico, le palestre delle scuole comunali potranno essere utilizzate anche nelle fasce pomeridiane, garantendo continuità alle attività sportive e offrendo nuove opportunità ai ragazzi e alle associazioni del territorio.
Il programma di Napoli Capitale Europea dello Sport 2026 punta a coniugare sport, inclusione e valorizzazione dei territori. Come sarà costruito questo percorso?
Abbiamo impostato il programma su tre direttrici principali: innovazione, multidisciplinarietà e inclusione.
Il 2026 non sarà un anno concentrato solo su pochi grandi appuntamenti, ma un anno diffuso, partecipato e radicato nei quartieri.
In tutta la città nasceranno iniziative sportive, attività educative e progetti rivolti a scuole, famiglie e associazioni. Lo sport diventerà uno strumento di dialogo tra generazioni, culture e comunità diverse, capace di rafforzare il senso di appartenenza e di identità.
All’interno di questo disegno si collocano anche i grandi eventi di rilevanza nazionale e internazionale, che dialogheranno con la rete delle iniziative locali. Parliamo dell’Europeo maschile di volley in Piazza Plebiscito, della Neapolis Marathon, della City Half Marathon, del Giro d’Italia, dei campionati di scherma, atletica e nuoto e degli eventi velici nel Golfo di Napoli.
Il momento simbolico di apertura di questo percorso è stato l’arrivo della Fiaccola Olimpica, il 23 dicembre 2025, che ha rappresentato un messaggio di pace, di fratellanza e di fiducia nel futuro, proiettando Napoli in una dimensione fortemente internazionale.
Sono previste iniziative specifiche dedicate ai quartieri, alle scuole e alle associazioni sportive dilettantistiche?
Certamente. La nostra idea di Capitale Europea dello Sport nasce dal basso.
Tra le iniziative principali ci sono la Festa dello Sport di ottobre, con centinaia di attività gratuite rivolte a famiglie, studenti e associazioni, i tornei scolastici, i percorsi di educazione motoria nelle scuole primarie e progetti mirati come “Licei in Vasca”, realizzati presso la piscina Scandone per avvicinare i giovani a discipline come il nuoto e la pallanuoto.
Un ruolo decisivo è svolto anche dai tavoli permanenti con le Municipalità, che ci permettono di costruire una programmazione condivisa, calibrata sui reali bisogni dei singoli quartieri.
L’obiettivo è che ogni parte della città, anche quella più fragile, possa sentirsi protagonista di Napoli 2026.
Notte Bianca dello Sport, Pink Up Festival e Sport Kids Festival rappresentano i format simbolo dell’anno europeo. Che tipo di eventi saranno?
La Notte Bianca dello Sport trasformerà Napoli in una grande palestra urbana, con attività gratuite, tornei, esibizioni, open day federali e la possibilità di praticare contemporaneamente decine di discipline in piazze e impianti cittadini.
Il Pink Up Festival sarà dedicato allo sport femminile e alla promozione della parità di genere, con competizioni, clinic, incontri pubblici, testimonianze e momenti di sensibilizzazione sui temi degli stereotipi e dell’empowerment.
Lo Sport Kids Festival, invece, sarà interamente rivolto ai bambini, con attività ludiche e sportive pensate anche per favorire la piena partecipazione dei minori con disabilità.
Sono format che mettono in relazione i grandi eventi con la pratica sportiva quotidiana e che rafforzano il valore educativo e culturale dello sport.
Quale eredità lascerà Napoli Capitale Europea dello Sport 2026 alla città?
Dal punto di vista materiale, il lascito sarà molto importante: impianti rinnovati, nuovi spazi sportivi soprattutto nelle periferie, palestre scolastiche accessibili anche nel pomeriggio, strutture moderne e inclusive in grado di ospitare manifestazioni internazionali e di sostenere stabilmente lo sport di base.
In particolare, è previsto un intervento di riqualificazione di un impianto sportivo situato nella Decima Municipalità, in viale della Liberazione, nell’ambito della programmazione degli interventi sugli impianti di competenza municipale del progetto “Napoli Capitale Europea dello Sport 2026”.
Si tratta di un campetto da basket collocato nell’area scoperta adiacente alla stazione Bagnoli della Linea 2 della metropolitana.
Ma il vero patrimonio che vogliamo costruire è immateriale.
Una città che riconosce nello sport uno strumento di emancipazione, di legalità, di benessere, di educazione e di crescita personale.
In questo percorso assumono un forte valore simbolico anche figure come Ernesto De Amicis, giovane campione mondiale napoletano di wingfoil e testimonial di Napoli 2026, che rappresenta un modello positivo per le nuove generazioni.
Napoli Capitale Europea dello Sport 2026 non è un titolo da esibire, ma un processo di trasformazione urbana e culturale destinato a continuare ben oltre il 2026.


