Sabato 30 maggio, tra le mura del Castello Sforzini di Castellar Ponzano, si è respirata un’aria diversa dal solito. Non quella delle convention politiche confezionate per l’occasione, ma qualcosa di più vicino a un cantiere aperto: idee in costruzione, voci che si accavallavano, un pubblico che non voleva andarsene.
Gli Stati Generali del Centro Studi Rinascimento Nazionale, voluti e organizzati da Luca Sforzini, hanno superato ogni aspettativa. Oltre 400 presenti, più di 50 interventi dal palco, una giornata slittata ben oltre i tempi previsti — non per disorganizzazione, ma per eccesso di partecipazione. Il castello non era solo una scelta scenografica: incarnava il senso stesso dell’iniziativa, quel radicamento nella storia che il movimento mette al centro della propria proposta.
Sforzini, presidente del Centro Studi, ha dimostrato ancora una volta di saper costruire un appuntamento che va oltre la politica intesa come gestione del consenso. L’obiettivo dichiarato è più ambizioso: rimettere in circolo una cultura identitaria capace di parlare al presente senza rinnegare il passato.
Tra gli interventi di pregio della giornata c’è stato quello dell’avvocato e professore Paolo Guidone, volto ormai riconoscibile nel panorama della destra culturale italiana. La sua formazione giuridica, unita a una vocazione saggistica coltivata negli anni, lo ha portato a occupare uno spazio originale nel dibattito identitario: quello di chi cerca fondamenti teorici solidi prima ancora di avanzare proposte pratiche.
Il suo intervento sull’economia comunitarista ha acceso la discussione più vivace della giornata. Guidone ha messo sul tavolo una critica netta al capitalismo contemporaneo — quello che lui chiama “capitalismo dopaminico” — accusandolo di aver prodotto individui senza radici, relazioni svuotate di sostanza, comunità frantumate. La risposta che propone non è né il ritorno allo Stato paternalista né la resa al mercato globale, ma qualcosa di più granulare: un’economia che riparte dal territorio, dai legami reali, dalla persona intesa non come consumatore ma come membro di una comunità viva.
È una provocazione, nel senso più serio del termine. Molti presenti l’hanno vissuta come tale: un invito a ragionare fuori dagli schemi abituali, a cercare categorie nuove per problemi che le vecchie ideologie non riescono più a leggere.
Gli Stati Generali di Rinascimento Nazionale escono da questa giornata con una fisionomia più definita. Non un partito, non una corrente interna ad altro: piuttosto un laboratorio dove tradizione e progetto cercano una sintesi. Con Sforzini a tenere le fila e contributi come quello di Guidone a dare spessore alla riflessione, il movimento prova a costruire qualcosa di raro nel panorama attuale — una destra che pensa prima di parlare.


