Cristiano Turato (Padova, 7 maggio 1973) è un chitarrista e cantante italiano, dal 2012 al 2017 ha fatto parte del gruppo dei Nomadi.
IN OCCASIONE DELL’USCITA DEL SUO NUOVO SINGOLO “JE NE SUIS RIEN”, ABBIAMO IL PIACERE DI INTERVISTARE IL CANTANTE E CHITARRISTA PADOVANO CRISTIANO TURATO. CRISTIANO HA ALLE SPALLE UN’IMPORTANTE ESPERIENZA COME VOCE DEI NOMADI DAL 2012 AL 2017.
CRISTIANO, PARLIAMO DEL TUO NUOVO BRANO: QUANDO E COME È NATO E QUALE È IL MESSAGGIO CHE VUOI TRASMETTERE? IO L’HO ASCOLTATO E MI SEMBRA CHE CONTENGA UN FORTE MESSAGGIO.
Sì, è nato dopo la conferenza online del professor Pietro Gatto. Mi ha colpito soprattutto una parola molto particolare: REKH. REKH nell’antico Egitto significava “conoscere” e veniva da due consonanti: la “R”, la cui forma assomigliava a una bocca, e la “C” (geroglifico simile a un setaccio). “El Rekh” era una specie di setaccio. Ho compreso che, in qualche maniera, migliaia di anni fa si passava dalla misura della parola parlata, detta, a una diversa misura del sapere, del pensiero. La parola poteva in qualche modo essere filtrata tramite il setaccio rappresentato dal geroglifico, trattenendo un po’ dell’origine del sapere. Da lì nasce il brano. Si può discutere insieme del mondo, districarne i problemi, ma l’unica cosa che dobbiamo fare è ritrovare in noi l’energia primordiale: l’amore. È l’unica maniera, unica speranza.
GRAZIE CRISTIANO. VOLEVO CHIEDERTI DEI TUOI INIZI, DEL TUO PRIMO ALBUM CON IL GRUPPO ORADARIA. CHE RICORDI HAI DI QUEL PERIODO?
Sì, i miei inizi sono precocemente meravigliosi. Ho fatto il primo concerto fra i tredici e i quattordici anni. L’ho fatto nell’oratorio: poteva essere un modo di approcciarsi anche alla musica e poter usufruire della sua magnificenza. Piano piano poi ho conosciuto la musica fatta di studio – che continua ancora – e di tutte le cose tecniche che partecipano a un concerto. Insieme a degli amici ho cominciato a suonare, da lì è nata la prima band, che non si chiamava Oradaria. Abbiamo sviluppato la nostra musica e dopo anni di gavetta arrivammo al primo disco che si chiama “Infinitudine”. Metteva insieme un po’ il periodo giovanile, degli anni degli amplificatori portati sulla Vespa, della chitarra a tracollo…
BEI RICORDI.
Sì.
LO SCATTO SUCCESSIVO FU UN PROGETTO PIÙ PROFESSIONALE, GIRASTE IN TUTTA ITALIA AMALGAMANDO UN PO’ UN ROCK ELETTRONICO E POP ELETTRONICO.
Esatto.
QUINDI UN’ESPERIENZA IMPORTANTE PRIMA DI ENTRARE NEL GRUPPO NOMADI NEL 2012. RICORDIAMO CHE OLTRE ALLA VOCE SEI STATO ANCHE AUTORE DI VARI BRANI. DI QUESTA ESPERIENZA, QUAL È IL RICORDO PIÙ VIVO? QUALCHE ANEDDOTO CHE CI PUOI RACCONTARE, CHE RICORDI CON PIACERE?
Ma sono tanti. Quello che meravigliosamente mi muoveva il cuore erano i due giorni di concerto per il tributo ad Augusto. Quello era un appuntamento che, giuro, mi emozionava tantissimo, proprio perché confluivano in quei concerti molte persone, molte energie, e si respirava nell’aria questa bellezza in musica raccontata sul palco. In due concerti, sabato e la domenica di solito, di tre ore, tre ore e mezza, confluivano raccontando attraverso la musica – sempre green – la storia del mondo. Poterne usufruire… ritorniamo un po’ al mio “Je ne suis rien”, cercando risposte che nella musica simile di adesso non riusciremo a trovare.
SAI, NOI SIAMO TESTATE DELL’AREA METROPOLITANA DI NAPOLI. QUI MOLTI GIOVANI VIVONO IN PERIFERIE DIFFICILI. CHE COSA CONSIGLIERESTI A QUESTI GIOVANI? QUALE MESSAGGIO?
Ho visto e toccato con mano, e credo fermamente, che l’arte – in questo caso stiamo parlando di musica – la musica salva, veramente. Se la fai entrare dentro. Ai giovani dico: fate entrare la musica, piano piano, aprendo il vostro cuore, la vostra anima, la vostra testa. Fate entrare le parole che più vi piacciono in quel momento. Ma a un certo punto, mi perdoni, avvicinatevi alla musica vera, che è quella che racconta, quella che emoziona, quella che ha bisogno proprio dei giovani. Io credo, e in questo ho speranza, sono loro, i giovani, su cui il nostro mondo si appoggerà.
“LA MUSICA SALVA, LA PASSIONE SALVA”. QUESTO È IL TUO MESSAGGIO. SPERIAMO CHE I TANTI GIOVANI CHE CI SEGUONO LO RECEPISCANO. ULTIMA DOMANDA: QUALI SONO I TUOI PROGETTI FUTURI? E DOVE POSSO SENTIRE, ASCOLTARE I TUOI BRANI? DOVE POSSONO SEGUIRE LA TUA MUSICA?
Certo, certo. Con la mia band saremo presto al Bagari di Castel Volturno, il 14 febbraio, per festeggiare un po’ la giornata degli innamorati – come lo è il sottoscritto, non solo della musica, ma anche della mia famiglia, che mi sostiene anche in questo. Credo che sia anche un appuntamento meraviglioso per godere di buona musica e parole da ascoltare in una serata magnifica.


