Il primario Oppido: «Abbiamo informato i genitori». La madre di Domenico pronta ad agire in sede penale
Napoli – Si acuisce lo scontro sulla vicenda della morte del piccolo Domenico Caliendo, il bambino deceduto dopo un trapianto di cuore non riuscito all’ospedale Monaldi. Le dichiarazioni del cardiochirurgo Guido Oppido, già primario del reparto e attualmente sospeso, hanno riaperto il caso sul piano pubblico e giudiziario.
Intervenuto telefonicamente durante una trasmissione televisiva, Oppido ha sostenuto che la famiglia del bambino sarebbe stata informata fin dall’inizio sulle condizioni e sull’esito dell’intervento. «Abbiamo detto tutto sin dall’inizio», ha dichiarato, aggiungendo di preferire per ora fornire chiarimenti nelle sedi giudiziarie.
Una versione che contrasta nettamente con quanto sostenuto dalla madre del piccolo, Patrizia Mercolino, che fin dai primi momenti successivi all’operazione ha parlato di informazioni parziali. Secondo il suo racconto, le sarebbe stato comunicato soltanto che il cuore non aveva ripreso a funzionare, senza ulteriori spiegazioni sulle cause.
Secondo quanto riferito dai legali, la famiglia avrebbe appreso dettagli rilevanti – in particolare sulle possibili criticità nel trasporto dell’organo – solo settimane dopo, attraverso notizie emerse pubblicamente.
Proprio alla luce delle ultime dichiarazioni del medico, l’avvocato della famiglia ha annunciato la presentazione di una querela per diffamazione, ritenendo lesive le affermazioni secondo cui i genitori sarebbero stati pienamente informati.
Parallelamente prosegue l’inchiesta avviata dalla Procura di Napoli, che punta a chiarire eventuali responsabilità lungo tutta la catena organizzativa e sanitaria.
Tra gli aspetti sotto esame vi è la formazione del personale sanitario coinvolto nei trapianti pediatrici. Secondo quanto emerso, l’équipe non avrebbe ricevuto un addestramento adeguato sull’utilizzo di specifici dispositivi per il trasporto degli organi, già impiegati da tempo nel settore dei trapianti per adulti.
La questione era stata già segnalata ai magistrati con un esposto presentato dalla direzione generale dell’Azienda Ospedaliera dei Colli all’inizio di febbraio.
Uno dei punti più delicati riguarda le modalità con cui il cuore destinato al piccolo Domenico sarebbe stato trasportato. Dagli accertamenti preliminari emergerebbero criticità legate all’utilizzo di un sistema di conservazione non adeguato, che potrebbe aver compromesso l’integrità dell’organo.
Un elemento che, se confermato, potrebbe avere inciso in modo determinante sull’esito dell’intervento.
Le tensioni tra le parti si stanno ora spostando anche sul piano legale. La famiglia, attraverso il proprio avvocato, ha annunciato l’intenzione di procedere formalmente contro il medico per le dichiarazioni rese pubblicamente, mentre resta aperto il filone principale dell’indagine penale.
La vicenda, che ha suscitato forte attenzione anche nell’opinione pubblica, resta quindi al centro di accertamenti destinati a chiarire responsabilità e dinamiche di quanto accaduto.


