mercoledì, Marzo 25, 2026
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Trapianto al Ospedale Santobono: pressioni e referto falsato, bufera sul medico

NAPOLI – Accuse pesantissime emergono nell’ambito dell’indagine sulla morte del piccolo Domenico Caliendo, il bambino di due anni deceduto all’Ospedale Santobono dopo un delicato intervento di trapianto di cuore. Al centro dell’inchiesta della Procura di Napoli c’è il dottore Guido Oppido, nei cui confronti i pubblici ministeri hanno avanzato una richiesta di interdizione al giudice per le indagini preliminari.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, il medico avrebbe tenuto una condotta gravemente irregolare durante e dopo l’intervento chirurgico. In particolare, i pm contestano presunte pressioni esercitate su due infermieri presenti in sala operatoria, che sarebbero state finalizzate a indirizzare o condizionare le loro dichiarazioni su quanto accaduto durante le fasi cruciali dell’operazione.

Uno degli aspetti più delicati riguarda la gestione dei tempi del trapianto. Sempre secondo l’impostazione accusatoria, il referto medico sarebbe stato alterato, omettendo un passaggio fondamentale: l’espianto del cuore dal corpo del bambino sarebbe iniziato prima dell’arrivo dell’organo destinato al trapianto. Una circostanza che, se confermata, rappresenterebbe una grave violazione dei protocolli sanitari e delle procedure previste in casi così complessi.

Le contestazioni non si fermano qui. Gli inquirenti ipotizzano anche che non sia stata fornita una ricostruzione veritiera ai familiari del piccolo Domenico. In questa prospettiva, si configurerebbe un ulteriore profilo di responsabilità legato alla gestione delle informazioni e al rapporto con la famiglia, già duramente colpita dalla perdita.

La richiesta di interdizione avanzata dalla Procura punta proprio a evitare che il medico possa continuare a esercitare la propria attività durante la fase delle indagini, ritenendo sussistente il rischio di reiterazione o di inquinamento probatorio.

Il caso ha suscitato forte attenzione e riacceso il dibattito sulla sicurezza degli interventi chirurgici pediatrici e sulla necessità di garantire la massima trasparenza nelle procedure sanitarie. Al momento, resta fermo il principio di presunzione di innocenza: le accuse dovranno essere valutate nel corso dell’iter giudiziario.

Intanto, la vicenda del piccolo Domenico Caliendo continua a rappresentare una ferita aperta per la città e un punto di riflessione sul funzionamento del sistema sanitario, chiamato a garantire standard elevati soprattutto nei contesti più delicati e complessi come quelli dei trapianti pediatrici.

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