giovedì, Marzo 5, 2026
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Morte del piccolo Domenico, lettera choc dell’équipe del Monaldi contro il primario

Tragedia del piccolo Domenico Caliendo, una lettera dell’équipe del Monaldi accusa il primario Oppido

Si aggiungono nuovi elementi alla vicenda della morte del piccolo Domenico Caliendo, il bambino di due anni deceduto lo scorso 21 febbraio dopo un trapianto di cuore all’Ospedale Monaldi.

A rendere nota una lettera firmata da alcuni professionisti della struttura è stato l’avvocato Francesco Petruzzi, legale dei genitori del bimbo. Il documento è stato letto ai cronisti all’esterno del Duomo di Nola, dove si sono svolti i funerali del piccolo.

Secondo quanto riferito dal legale, nella missiva il personale sanitario descrive un clima di forte tensione all’interno del reparto e chiama in causa il dottor Guido Oppido. Nella lettera si parla di una “sfiducia reciproca” tra il primario e parte dell’équipe sanitaria.

La gerarchia medico-centrica e la comunicazione assente hanno portato a una percezione di insicurezza diffusa tra infermieri, oss e tecnici, che non si sentono attualmente più sicuri di collaborare con il dottor Oppido”, si legge nel documento citato dall’avvocato Petruzzi. Nella stessa lettera si sottolinea inoltre che “le accuse di essere totalmente incuranti dei bisogni dei pazienti e del loro stato di salute non sono più accettabili e tollerate dall’intera équipe”.

Il personale segnala, sempre secondo quanto riportato dal legale, comportamenti sistematici e quotidiani attribuiti al medico, tra cui urla e aggressività verbale, umiliazioni e svalutazioni pubbliche delle competenze professionali, linguaggio offensivo e denigratorio, bestemmie e imprecazioni. Nel documento si parla anche di atteggiamenti intimidatori che avrebbero finito per inibire la comunicazione all’interno dell’équipe.

Tra gli episodi citati nella lettera viene ricordata anche una reazione definita ostile e aggressiva durante un confronto formale, avvenuto nel corso di un incontro del 24 novembre 2025.

Secondo quanto riportato nella missiva, tali comportamenti si verificherebbero prevalentemente in sala operatoria e con una frequenza tale da aver generato un clima lavorativo caratterizzato da paura, tensione costante e perdita di fiducia reciproca tra i professionisti coinvolti.

Gli effetti sul personale, prosegue la lettera, sarebbero significativi: ansia persistente, tremori e difficoltà di concentrazione durante le attività, condizioni correlate a una forte pressione emotiva, stress e a un diffuso stato di burnout.

Il documento si conclude evidenziando come l’intera équipe abbia preso in considerazione, congiuntamente, anche la possibilità di un trasferimento, segnale di un disagio ritenuto ormai generalizzato all’interno del gruppo di lavoro.

La vicenda resta al centro dell’attenzione dopo la morte del piccolo Domenico, avvenuta dopo il trapianto di un cuore risultato danneggiato, un caso che ha sollevato interrogativi e richieste di chiarimento sull’organizzazione e sulle procedure adottate nel reparto.

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